Houston, manager della famosa squadra dei Rocket, si è permesso poco tempo fa di esprimere una sincera opinione su Hong Kong: “sono con voi”.

Hai presente la storia della Cina che vuole riprendersi Hong Kong e i protestanti che temono il suo ritorno e vogliono rimanere indipendenti?

Ecco, per farla molto breve, la storia di Hong Kong sta facendo il giro del mondo perchè i cittadini stanno fermando trasporti pubblici e le attività per dimostrare la loro indipendenza, che era stata garantita fino ad almeno il 2047.

La differenza fra essere della Cina o indipendente?
Hong Kong ha la possibilità di avere la libertà d’espressione, cosa che è negata in Cina, l’accesso ai social e a internet libero e anche la libertà di aggregazione, anche queste negate in Cina.

Eppure sembra che la Cina stia cercando di nuovo di infiltrarsi dentro il suo governo: ad esempio recentemente è stato arrestato, con tanto di manette e benda, un libraio che vendeva libri politici ritenuti “critici” sui leader cinesi.
Inoltre il loro leader è espressamente “pro-Beijing”.

La violenza sui protestanti sta incrementando: accadono episodi come un teenager ucciso da un poliziotto sparandogli in pieno petto, oppure centinaia di persone prese di notte dai bastoni elettrici perchè avevano rovinato un emblema cinese e la polizia accusata di essere complice dell’attacco, arrivata tardi e senza iniziare a fare nessun arresto dei criminali che avevano massacrato i cittadini protestanti.

A questo punto mi sembrerebbe corretto dire che Hong Kong abbia il diritto di essere libera, almeno fino al 2047!
Neanche io vorrei mai essere sotto il loro governo, per carità.

Ma per i giocatori di basket i soldi arrivano prima dei diritti umani.
Un manager si esprime con solidarietà per Hong Kong e la lega del basket inizia a perdere un sacco di soldi: aziende che smettono di fare partnership, tour cancellati, partite non mandate in onda in Cina.

Considerando che il primo sport in Cina è proprio il basket, e che questo gigante rappresenta il più grande mercato estero della NBA… è un duro colpo.

Così i rapporti cinesi chiedono anche di licenziare questo manager, ma l’NBA si rifiuta: noi (a differenza vostra) sosteniamo la libera espressione.
Ma avrebbero dovuto anche aggiungere: “solo finchè non ci fa perdere soldi”.

Perchè poi dopo su twitter e vari arrivano le scuse da tutti i lati del “ci dispiace di aver offeso i fan cinesi” e cavolate varie, fino ai giocatori di altre squadre che chiamano il manager un “disinformato”.

Questa mossa da alcuni politici americani (non da Trump sicuramente) viene definita “veramente vergognosa”.
Dicono che si ritirano davanti alle opinioni difficili e chiudono gli occhi davanti alla disgrazia di Hong Kong piuttosto di perdere soldi, diventando complici di questo stato che nega la libertà d’espressione.

“Business is business” direbbero gli americani.
Ma è davvero così?
È giusto pensare prima ai soldi ed entrare in partnership con uno stato che “chiede di licenziare un manager” e taglia le partnership perchè qualcuno si è espresso in modo libero?

Davvero “Il business è solo business”?
Oppure in questo modo loro sono diventati complici?
Sarebbe forse più giusto invece rifiutare partnership con dittature non etiche ed evitare che prendano il potere in questo modo?

Non c’è da lamentarsi del potere cinese o del potere di altri stati… siamo noi a darglielo se non rifiutiamo e lasciamo che i nostri valori vengano sorpassati dai soldi.

Tu cosa ne pensi?

Koan Bogiatto

Presidente e Co-Fondatore di Tribeke.
Formatore, autore di best-seller, imprenditore e speaker internazionale.
È il punto di riferimento di chi ha il coraggio di iniziare il cambiamento: aiuta gli imprenditori a creare una vita e un business libero dai vincoli nazionali.
Ha realizzato un’attività che gli permette di lavorare dove e quando vuole godendosi la vita con le persone che ama.

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