Tanti sono i cambiamenti che ci hanno coinvolto in modo diretto, soprattutto in questi ultimi due anni: come far fronte a questo scombussolamento generale?

Davanti ai cambiamenti, non importa quanto drastici, possiamo solo adattarci (anche resistere è una forma di adattamento).
E possiamo farlo in due modi: reattivo o proattivo.

Dal discorso di Chiara Gandolfi nel suo articolo del blog dove parla di rebranding proattivo e reattivo, penso che possiamo fare lo stesso non solo per le aziende – ma anche con noi stessi. Effettuare un’espansione di orizzonti proattiva, evoluzionaria e rivoluzionaria.
In più, se abbiamo un’attività, noi siamo anche il suo asset, il suo bene più importante.

Alcuni libri possono farlo: ispirarci al cambiamento proattivo, dove allarghiamo in modo intenzionale i nostri orizzonti in modo da scorgere opportunità nel cambiamento.

Possiamo chiamarlo adattamento reattivo? 

Adattamento, curiosità e storytelling

Caspar Henderson nel suo libro “Il libro degli esseri a malapena immaginabili” racconta in modo originale e illuminante come la nostra capacità di adattamento ci ha reso formidabili: ad esempio come dal raddrizzamento della spina dorsale (una forma di adattamento alle circostanze) siamo passati alla possibilità di vocalizzare in modo complesso visto che si sono allungate anche le nostre corde vocali. 

L’adattamento di una circostanza apparentemente scollegata (la necessità di spostarsi velocemente) ha in realtà portato al più grande cambiamento della razza umana: l’inizio della comunicazione complessa.

Abbracciando il cambiamento non possiamo immaginare dove arriveremo. 

Ma possiamo farlo – ora più che mai – in modo proattivo, consapevole e curioso.
Anche la curiosità è un nostro punto di forza, assieme alla nostra capacità di assorbire storie: un argomento di cui Lisa Cron ha fatto la sua specializzazione legandola alle neuroscienze.

Anche se (come vedremo fra poco) adattarsi non significa sempre seguire i trend o cavalcare l’onda – ma può voler significare scuotere la testa con dissenso.
Ma bisogna farlo con criterio. Anche l’adattamento è un’arma a doppio taglio.

I libri di cui parliamo oggi mi piace vederli come l’espansione dei propri orizzonti con 3 parole chiave:

  1. Social: abitare lo spazio interconnesso
  2. Disputa: affrontare l’abbondanza di discussioni offline e online
  3. Ribellione: infrangere consapevolmente le regole

Vediamo quali sono questi libri!

1. Tienilo acceso: posta, commenta e interagisci senza spegnere il cervello

Vera Gheno e Bruno Mastroianni

tienilo acceso

Recensione breve: Mi verrebbe da dire un manuale “acqua e sapone” sui social: amichevole, diretto e chiaro, d’ispirazione anche per chi con la comunicazione ci lavora. Un libro di livello senza essere pretenzioso o troppo tecnico perché combina la conoscenza pratica dei social con quella umana. Getta le basi e affina le conoscenze allo stesso tempo.
Vera, sociolinguista e Bruno, filosofo e giornalista, sono due figure nel campo della comunicazione che stimo moltissimo e che ho avuto l’onore di avere come insegnanti durante i due corsi che ho fatto come formazione professionale con Copy42.

Per chi è adatto: Praticamente per tutti. Da chi vuole migliorare la propria comunicazione online agli studenti di un liceo o delle medie per imparare a gestire il telefono che usano tutti i giorni. Ovviamente anche per i più settoriali (come un social media manager). E sì, anche per chi i social non li usa, perché comunque abita in qualche modo (anche da spettatore) nello spazio digitale.

Come amplia gli orizzonti?

Forma sul digitale

Visto che il digitale ha avuto una grande, anzi, enorme spinta in questi ultimi due anni, è un ottima idea formarsi su questo spazio.
Abitiamo lo spazio digitale e fisico contemporaneamente, come lo sto abitando io in questo momento scrivendoti e tu leggendomi – in un eterno presente.
Formandoci attivamente lo possiamo abitare in modo più consapevole.

Rende migliori nella propria presenza online

Leggere questo libro significa fare leva su questo spazio: dai passi più grandi come migliorare la propria presenza online come professionista e azienda fino alle accortezze, come l’evitare di vedere il digitale come “nuova” risorsa a cui va staccata la spina per resistere alla frenesia dello spazio digitale che non dorme mai. 

Dà una nuova visione del digitale oltre che “spegnerlo”

Il trend di limitare e spegnere il mondo digitale ha preso molti ex-professionisti di grandi aziende della Silicon Valley, con le sue ottime motivazioni che si possono trovare in molti libri (come “Move fast and break things” o “Dieci ragioni per cui cancellare subito i tuoi account social”) o in alcuni documentari (come The social dilemma su Netflix).

Si può apprendere molto da entrambi: questo significa ampliare gli orizzonti!
Questo libro dà una visione diversa e molto realistica di quello che vivono realmente le persone (quanti non vanno mai su internet e non hanno neanche un social?) e come abitare meglio questo spazio in cui siamo già, anche nel caso remoto in cui non avessimo nulla a che fare con internet.

Aiuta a riempire il gap generazionale

Ovvero il divario fra le generazioni, per creare qualcosa di straordinario unendo il meglio di tutti e due. Utilissimo se hai un’attività o lavori con un’attività interamente o quasi digitale e hai anche professionisti di età molto diverse fra loro, o la tua età è molto diversa da loro.

Aiuta la comunicazione tra figli e genitori

Aiuta sempre a riempire sempre quel divario generazionale in modo costruttivo. Io sono cresciuta in una famiglia molto digitale, curiosa e “smanettona”, oltre il fatto che lavoriamo online praticamente al 100%. Ovviamente non è sempre così: non tutti hanno un lavoro in digitale e questo libro può costruire discorsi nuovi da fare in famiglia oltre ai classici battibecchi sul “niente telefono a tavola” e la chiusura dell’adolescente sulla propria vita online. Oltre le reazioni di difesa si può costruire qualcosa di meraviglioso assieme.

2. La disputa felice: dissentire senza litigare sui social network, sui media e in pubblico

Bruno Mastroianni

Recensione breve: Un libro piuttosto breve e molto scorrevole ma denso di spunti.
Si può pensare che sia principalmente legato alla comunicazione online (ovvero settoriale) ma è adatto anche a quando parliamo da soli nella doccia con discussioni immaginarie.

Un libro cardine per chi vuole creare conversazioni interessanti e stimolanti – non solo con il migliore amico immaginario che è sempre d’accordo idealizzato da alcuni libri comunicativi – ma anche con chi la pensa in modo completamente contrario, diagonale e opposto.
Si potrebbe regalare una copia in anticipo prima di molti cenoni annuali.

Per chi è adatto: Per chi desidera migliorare la propria comunicazione attivamente: che sia per i media come personaggio pubblico, come speaker, come manager di qualche canale comunicativo, come copywriter, come imprenditore, come manager/risorse umane o anche semplicemente come persona che esiste e quindi comunica.

Come amplia gli orizzonti?

Aiuta ad uscire dalle situazioni spinose senza danni (ad entrambi)
A volte, in situazioni comunicative spinose, si tende ad avere due uscite: o si esce distrutti, o si distrugge. Bruno ci illustra una terza via anche per chi si trova in una posizione di evidente vantaggio (e. un professionista più erudito nel campo) o di evidente svantaggio (e. si ha commesso un errore clamoroso). 

Evita il bivio

Molte discussioni online (anzi, quasi tutte) esistono solo perché c’è la possibilità di prendere parte di uno dei due partiti. Davanti al bivio, tendiamo sempre a formare opinioni, anche quando l’argomento non ci interessa o non è neanche di nostra remotissima competenza, ma non è difficile trovarsi a difendere questa opinione con i denti.
Uscire dal bivio libera la mente, il fegato e fa prendere una boccata d’aria a molti spazi digitali.

Spinge ad affinare la nostra intelligenza sociale

Chi lavora o desidera lavorare strettamente a contatto con le persone e la propria presenza ha un impatto su queste è importante che abbia un’alta intelligenza sociale. Per affinarla (e costruirla) bisogna avvicinarsi ai loro discorsi proprio come noi desideriamo che loro si avvicinino ai nostri.
Ma è spesso difficile capire cosa significa nel pratico: il libro è pieno di spunti pratici e concreti. Questo vale anche per chi vuole migliorare le proprie relazioni personali.

Rende dissentire un qualcosa di positivo e costruttivo

Come online si discute molto, esiste lo stesso discorso per l’accordo fittizio o “diplomatico”.
Tante discussioni diventano sterili sia nel litigio sia nell’accordo.
Spesso ci viene insegnato che il dissenso sia uguale al litigio (sono diversi), e che entrambi vadano evitati.
È rinfrescante scoprire come il dissenso è non solo naturale, ma necessario per relazioni profonde, interconnesse e interessanti. Ed è ancora meglio scoprire come usare quella che lui chiama la #disputafelice.

3. Talento ribelle: Perché infrangere le regole paga, nel lavoro e nella vita

– Francesca Gino

Recensione breve: Inizio dicendo che Francesca è una che parla direttamente dalla prima fila e che si sente che è estremamente appassionata. Questo contribuisce ad un libro che parla di ribelli non come sovversivi alle regole senza un senso, ma come uno stile di vita che ci rende persone di estremo valore. Con casi studio storici, ricerche più svariate e i vari punti di un ribelle, è un libro che grida “espansione dei propri orizzonti” da ogni pagina.

Per chi è adatto: È un libro adatto per chi vuole espandere i propri orizzonti, sa di avere sempre qualcosa da imparare e trova stimolanti le novità. 

È un libro adatto a chi lavora con professionisti talentuosi e che lavora o vuole creare un’azienda e un ambiente di lavoro diverso da quello classico e ispirato ai modelli non convenzionali di aziende di successo creative o innovative (Netflix, Pixar, Olivetti, Google, etc.).

Penso sia un libro eccellente per ogni professionista/imprenditore che lavora in un’azienda innovativa o che vuole portare miglioramenti innovativi in un’azienda.

Come amplia gli orizzonti?

Ridefinisce la parola ribelle

La parola ribelle spesso viene associata ad un contesto negativo o adolescenziale se si parla di “vita quotidiana” ma positivo invece a livello storico, letterario e cinematografico (i ribelli sono molto amati sullo schermo). 

Una vita non convenzionale affascina e seduce tutti su vari media diversi, come appunto libri e film, ma spesso poi nel quotidiano soprattutto le aziende tendono ad averne timore o ad evitare di assumerle. Se poi i ribelli sono gli imprenditori allora il feedback mediatico – soprattutto se non hanno successo – viene legato proprio a questa caratteristica: l’eccessiva energia e ribellione diventa la causa di insuccesso (e se fanno successo, allora con il senno di poi viene detto il contrario).

Questo accade sempre: anche se quelle aziende stesse spesso usano citazioni di ribelli o si ispirano al successo di aziende ribelli (anche a volte a loro insaputa). O se le persone stesse si trovano affascinate da storie ribelli.

Inoltre poi alcuni ribelli non vengono, col tempo, più visti per come erano davvero.
Questo perché alcune cose che oggi sembrano normali un tempo erano molto da ribelli: ad esempio alcune opere colorate o fuori dalle righe del periodo sovietico oggi ci sembrano magari solo bizzarre o addirittura ordinarie, ma un tempo erano segno di forte ribellione.
Oppure l’esempio di Napoleone che Francesca fa nel libro, rivelando una personalità che non appare in nessun libro scolastico.

Questo è ovviamente un peccato, perché si perdono tutti gli atti di successo di ribellione profonda che hanno segnato il mondo per come lo conosciamo oggi e hanno portato a innovazioni, lampi di genio e molto di quello che esiste nella nostra vita quotidiana.

Per questo Einstein disse che è follia aspettarsi di ottenere un risultato diverso facendo le stesse cose. Lui stesso era un grande ribelle, come dimostrano i suoi capelli nella celebre foto con la linguaccia.

Questo libro ridefinisce la parola ribelle e le ridà lo stesso fascino, appeal e fattibilità anche nella vita fuori dagli schermi spiegando cosa significa essere ribelli e di come abbracciare questo stile di vita per affinare i propri talenti, migliorare la propria performance, lasciare un segno e molte altre cose desiderabili.

Dà consigli chiari per soluzioni non convenzionali

A prescindere dall’effetto che fanno i ribelli, anche volendo fare atti di ribellione non sempre significa saper lasciare un segno o risolvere un problema in modo non convenzionale.

Ribellarsi è un arte, è una capacità: bisogna saperlo fare e non basta il desiderio di voler andare vestiti alla Zuckerberg ad un convegno importante.

Attraverso alcune parole chiave in questo libro si trovano i punti cardine della ribellione e come applicarli partendo dalla vita quotidiana, come ad esempio sul lavoro (a prescindere dal ruolo).

Porta ampie ricerche da settori diversi

Per spiegare come la ribellione porti benefici a prescindere dalla professione (anche quella medica!) ci sono moltissime ricerche su ampia scala condotte da lei e dai suoi colleghi che dimostrano sia connessioni che la capacità ribelle dell’autrice stessa.

Molto interessanti e illuminanti anche le ricerche che evidenziano come lo stesso eccesso di regole e mancanza di ribellione porta a conseguenze negative o situazioni di stallo e come poterne uscire.

Questi erano i libri di oggi: spero che possano iniziare discussioni interessanti in famiglia, al lavoro, tra amici e anche riflessioni dentro di te.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi e se hai letto questi libri (e cosa ti hanno portato) o se hai libri che secondo te ampliano gli orizzonti, una mossa saggia per tutti soprattutto quando ci sono molti cambiamenti in atto. 

Non possiamo prevedere tutto ma più allarghiamo i nostri orizzonti più possiamo vedere lontano.

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