Siamo in un momento dove le parole come “contaminazione” e “contagio” stanno vivendo un brutto momento, eppure è il momento migliore per abbracciarle.

La paura dell’AI: giustificata?

Una delle paure esclusivamente moderne è quella di venire sostituiti dalle macchine e dell’intelligenza artificiale. Anche quando – nel pratico – era ancora fantascienza, comunque terrificava ed affascinava. Basta pensare al besteller poi diventato film “Io Robot” di Asimov, dove Will Smith ci interroga dallo schermo sui principi etici umanii e “robottistici” o al più apocalittico come “Terminator”.

Ma ora fa meno hollywood e più futuro concreto fatto di statistiche e studi, come quelli che abbiamo visto tutti e che dimostrano come tanti lavori di oggi non esisteranno più domani. Non diverso dal passato, certo, ma è la variabile dell’intelligenza artificiale che cambia le carte in tavola. E se non ci stiamo evolvendo, ma facendo sostituire? 

Da grande voglio fare…tutto

Lasciando un attimo da parte questo argomento, vorrei raccontare un breve aneddoto apparentemente sconnesso e abbastanza personale. 

Sin da quando ero bambina sono cresciuta proiettando davanti a me mille futuri diversi: la prima cosa che ho desiderato fare da piccola era l’alchimista, poi la scrittrice, l’illustratrice, la cantante, la ballerina, l’estetista, la tatuatrice, la criptozoologa, la biologa marina, la pianista, la rockstar, la stilista, la poeta, la bodybuilder, l’avventuriera e l’antropologa, finché ho perso il conto negli anni.

Crescendo mi sono sempre cimentata in tantissime attività, e i miei mi hanno sempre incoraggiato a tuffarmi in tutto quello che mi appassionava, senza timidezza.

Ma arrivi ad un certo punto dove credi (e ripeto, credi) di dover scegliere, ed è una cosa che per più di una volta mi è rimasta in testa, dove sulle spalle non avevo angioletto e diavolo ma mille versioni di me che discutevano dei pro e dei contro, delle vite e delle opportunità.
L’illustratore Zenpencils ha illustrato molto bene questo senso di confusione davanti alle possibilità nella vita con una citazione di Sylvia Plath.

Non ho subito imparato ad abbracciare questa propensione. Incontri persone che più che un dono te lo fanno sembrare un difetto. Ma la mia famiglia mi ha sempre incoraggiato, ed è più forte di qualsiasi sconosciuto. Così ho semplicemente seguito il cuore, anche senza aver bene compreso che cosa avevo dentro di me, e non con poche difficoltà.

Fortunatamente Emilie Wapnick ha coniato la parola “multipotenziale” nel suo celebre Ted Talk. Anche se qualcosa mi è rimasto: sì, ma alla fine dove atterro con questo potenziale? Dove vado? Che strada prendo? Scoprire qualcosa non significa comprenderlo subito.

Forse la mentalità binaria appartiene molto ai nostri tempi, soprattutto sulle piattaforme social e nelle opinioni politiche, visto che siamo chiamati in causa a prendere moltissime decisioni, e siamo sempre meno spettatori.

Fortuna è che sono cresciuta in una famiglia che mi ha sempre ricordato che il mio è un dono, e non un difetto, ma scoprire come usare questo dono è un compito che nessuno può svolgere per te.

Cosa c’entra questo con l’intelligenza artificiale?

Se ci fosse un robot a leggere questo articolo, sicuramente si troverebbe in difficoltà a seguire un flusso logico apparentemente inesistente, ed è esattamente questo di cui voglio parlare.

Ecco, così preoccupati molti sono a non farsi sostituire che non pensano a come evolversi.
Siamo davvero definiti dalle nostre capacità di fare calcoli, vincere a scacchi o elaborare un archivio di nomi dai registri della polizia? 

Io credo di no. Credo che siamo davanti ad un salto importante dell’umanità, dove ponderiamo su quale è il nostro vero talento, il nostro valore, la nostra forza.

Abituati come eravamo a vantarci delle nostre capacità logico/razionali rispetto alle scimmie e agli altri animali, abbiamo lasciato da parte quello che ci rende così interessanti e insostituibili dalle macchine.

La nostra capacità di fare connessioni: dalle più distanti, randomiche e inaspettate.
O la nostra intelligenza emotiva e le nostre capacità relazionali.
Allora forse dovremmo tornare sui nostri passi e indagare meglio la capacità di essere più simili ad una scimmia che ad una macchina.

Nel momento in cui le macchine che avvitano i tubi di dentifricio hanno sostituito migliaia di dipendenti, ci siamo resi conto che l’umano era molto di più che un meccanismo sostituibile nella catena di montaggio.

Abbiamo liberato le mani per diventare sempre di più in web designer, copywriter, data scientist, brand strategist, startupper, programmatori, fotografi, artisti e sì, anche influencer, podcaster, videogamer e blogger. 

Perché i lavori legati alla comunicazione e all’uso delle nostre capacità mentali oggi sono diventati sempre più importanti. 

Non è incredibile? I lavori mentali hanno lentamente sorpassato quelli fisici, che nell’era pre e post-industrializzazione davano valore solo alle ore e allo sforzo fisico o mentale di tipo automatico spesso estenuante. 

E quelli che sono rimasti sono diventati artigiani e ricercati.
Non dico che sia così per tutto o ovunque, ma possiamo notare un certo trend, generalizzando un po’ per vedere il quadro più generale.
Se un tempo un calzolaio era una banalità, ora è una rarità.
Se un tempo un UX copywriter/web designer era inesistente, oggi è ricercato.

Oggi, anche nei lavori che vengono ritenuti “da ufficio”, circola sempre la stessa richiesta (ma spesso con culture aziendali errate per stimolare questo cambiamento).
Quella di fare un salto: di avere la capacità di portare un valore unico.
Come? Il contagio è la contaminazione sono un’ottima opzione.

Contagiarsi, contaminarsi

Un’ultima lettura interessante su questo argomento l’ho fatta con il libro “#Contaminati” di Giulio Xhaet, della collana curata da Paolo Iabichino.

Il libro racconta come farsi contaminare da altri campi come stile di vita ci riporta sulle strade delle menti più geniali di sempre, e di come oggi più che mai abbiamo gli strumenti per farlo.

In inglese esiste una parola bellissima, che è polymath, a volte in italiano chiamato “uomo universale”. È una persona che ha tante passioni e abilità ed è in grado di portarle insieme in qualcosa di unico e geniale, di connetterle e creare connessioni fra di loro.

Un esempio incredibilmente cliché è Leonardo da Vinci: come dice Giulio nel libro, ci vorrebbero circa 13 persone di professioni diverse oggi per “ricreare” un Leonardo.

Nel momento in cui ho scoperto questo filone di pensiero nella mia vita ho compreso la preziosità di questo dono, e mi sono sentita un po’ come i personaggi dei fumetti o dei libri quando tutti i pezzi del puzzle si incastrano perfettamente insieme e hai chiarezza della portata del tuo dono e di cosa puoi fare (o di film, biografie, serie tv, in base alle storie che preferisci). 

Questo senso di importanza e elevazione di noi stessi, credo, sia l’unico modo per evolverci.
E possiamo rendercene conto solo noi nel nostro profondo.
Renderci conto che siamo tutti portatori di genio, valore unico e potenziale contaminazione per arricchire il mondo e le vite degli altri. Solo che è un viaggio lungo e molto impegnativo. Che però si può (e deve) intraprendere quotidianamente per scoprirlo. Ora vediamo alcuni consigli che ho raccolto da alcune letture, riflessioni ed ispirazioni. Ma prima un esempio per rafforzare questo concetto.

Ci vediamo, Sophia

L’esempio di Sophia al Jimmy Fallon show è inquietante quanto illuminante: è inquietante il progresso e la similitudine ma è evidente che l’AI sta muovendo i suoi primi passi – ci meravigliamo di capacità per noi basiche. Mentre siamo più propensi ad accettare abilità a noi estranee, come la capacità di sparare laser o saltare giù da un edificio di 20 piani.

Questo ci lascia un enorme spazio per concentrarci sulle nostre capacità straordinarie, come quelle di creare l’intelligenza stessa. Non è incredibile?
Potenzialmente il nostro cervello può crescere tutta la vita, modificarsi e addirittura far nascere nuovi neuroni a prescindere dalla nostra età. La nostra attività cerebrale è talmente complessa da occupare intere vite di professionisti senza trovare risposte definitive. 

La scienza non fa che confermarci costantemente con nuove scoperte di quanto siamo incredibili e di come non abbiamo neanche realizzato appieno tutto quello di cui siamo capaci. Come abbracciare questa nostra plasticità? 

Lascia stare le passioni infantili, superficiali e distraenti

Molte persone erroneamente assumono il concetto (dalla scuola, di solito) che se vuoi fare, per dire, il dentista, ma hai una passione enorme per il surf, allora hai due opzioni:

  1. fai il dentista e lasci da perdere quelle passioni “superficiali”, spesso te lo ripetono soprattutto da molto giovane
  2. fai quello che ti appassiona, ma non è detto che passione = professione.
    Secondo me devi essere appassionato della tua professione o del valore che porti al mercato/mondo, ma non è detto che ogni passione tu voglia farla diventare professione. Sono due mondi che comunicano ma non equivalgono.

Poi alzi la testa e vedi come grandi persone, alcune delle più influenti del nostro secolo e del passato fanno e hanno fatto esattamente il contrario.

Coltivano le passioni senza etichettarle come “superficiali” e invece hanno un atteggiamento interessato, curioso e di contaminazione in ogni campo della loro vita.

Ma spesso non si alza più la testa, o non lo si fa mai: si finisce direttamente nel tunnel verticale della specializzazione (che è grandiosa, ma dipende come la usi) senza alzare mai più la testa. 

Il famoso creativo Austin Kleon chiama “dolore dell’arto fantasma” (phantom limb pain) quando smetti di coltivare delle passioni diverse dalla tua professione o dal tuo ambito principale. Come dice lui, “keep all your pieces in play”, che in italiano sarebbe “fai giocare tutti i pezzi”.

Si finisce per vivere in solitudine – o in incompletezza – in questo tunnel.
A vivere “con tutti i pezzi” non si perde, anzi si guadagna.
Non significa che se fai una cosa sola per tutta la vita è sbagliato: lo stesso atteggiamento si applica anche a questo.

Si tratta di coltivare ciò che ci rende unici, richiamando tutti i grandi geni attuali e passati.
C’è una figura influente storica che ti appassiona? Potrebbe essere illuminante studiare la sua storia da più punti di vista e in profondità.

Come farsi contagiare

Non sappiamo cosa accadrà domani, né alle professioni né alla vita, a prescindere da cosa molte scuole vogliono purtroppo far credere ai ragazzi.
Allora è il momento che ogni persona riprenda la propria capacità di essere interconnesso, contaminato, contagiato, unico e imprevedibile.

E poi, come credo anche io, siamo noi a creare le strade e non ad intraprenderle.

Ecco alcuni consigli per farsi contaminare e contagiare nella vita e nel quotidiano, per portare un valore straordinario che ci renderà unici e ricercati, soprattutto nella nostra professione:

1. Coltiva anche le passioni più lontane dal tuo settore di “appartenenza”

Ti incuriosisce l’iridescenza negli insetti, le reazioni chimiche nei dolci o semplicemente tutto quello che riguardano le automobili o la botanica – anche se ti occupi di architettura?

2. Soddisfa le curiosità più bizzarre

Amo i roller coaster e un giorno agli Universal Studios mi è venuta una domanda assurda: ma i rollercoaster fanno un effetto simile all’attività fisica? Una ricerca rapida mi ha dato conferma: la risposta è sì!

3. Intraprendi nuove attività senza sapere dove ti portano

Non tutte le passioni sono per tutta la vita, ma non sai dove ti porteranno! Da un video di Youtube sullo shuffle dance è un attimo a passare a delle lezioni di salsa e infine al dancehall.

4. Connetti aree diverse della tua vita

Se mi piace il surf ma sono dentista, perché non avere uno studio dentistico specializzato nei problemi dentali dei surfisti, vicino alla spiaggia, in tema o molto altro? Sono solo idee casuali e anche un po’ buffe (anche se su carta tutto sembra un po’ improbabile) per dare l’idea del ragionamento. Se vuoi degli esempi concreti ne trovi online a bizzeffe, spesso di invenzioni che usiamo tutti i giorni, come il velcro delle scarpe o puoi cercare alcune storie più divertenti.

5. Scambia idee e opinioni con persone di mestieri molto diversi, o chiedi curiosità a persone che fanno lavori diversi dai tuoi

Le conversazioni interessanti danno sempre i loro frutti

La sfida di oggi

Per ora l’intelligenza artificiale non è in grado, e non è neanche nei prossimi progetti, di fare le connessioni casuali, randomiche, geniali e squisitamente umane che siamo in grado di fare noi. Per ora non è in grado di creare arte, meraviglia, genio e di smuovere il cuore di milioni di persone. Domani? Non lo so. Ma se accadrà sarà il momento di una nuova sfida.

Infatti non ho smesso di andare in palestra, di voler imparare a tatuare (o di farmi tatuare), di disegnare e studiare l’arte, di amare il fantasy, di studiare animali (forse) mai esistiti, di leggere libri sull’antropologia o di fare volontariato per associazioni animali, di intraprendere il ballo da qualche anno o mille altre cose: non fa che arricchirci.

E il domani sempre meglio lasciarlo aperto a nuove opportunità.

Forse quel libro che scoprirai di amare ti porterà solo un nuovo taglio di capelli (come è successo a me) o rivoluzionerà la tua vita – ma entrambi costruiranno chi sei, cosa fai e la come vivi la tua vita.

L’interconnessione ti permette di coltivare la capacità di connettere campi diversi e portare idee e valori unici.

Mi piacerebbe portare questa riflessione dentro di te.
Cosa ti rende una persona unica? Come hanno arricchito la tua vita professioni diverse, esperienze varie e apparentemente sconnesse da quello che vivi e fai oggi?
Cosa desideri coltivare e cosa ti incuriosisce? 

Celebra ciò che rende unica la tua persona.
Ogni giorno è un giorno buono per farsi contaminare!

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