Proseguiamo con questa rubrica dedicata agli haters.
Ossia quelle persone che, apparentemente senza motivo, sotto le sponsorizzate della tua attività arrivano con insulti incredibilmente fantasiosi.

Abbiamo già visto come in realtà siano una fonte gratuita ed inesauribile di pubblicità, al contempo è interessante anche capire, a livello psicologico, quali sono la ragioni che li portano a reagire così.

Ebbene oggi, leggendo un libro, sono forse giunto a una nuova comprensione.

Il primo punto rimane, come abbiamo visto, la frustrazione di fondo o il sentimento represso che queste persone spesso provano, infatti è dimostrato che quanto più una persona dedichi tempo a criticare gratuitamente gli altri, tanto più avrà rabbia o odio da sfogare, e in questo i social offrono un’opportunità unica!

In secondo luogo c’è la non comprensione o la comprensione parziale di ciò che si legge.

Infatti un post su Facebook, per come è strutturato, non può essere esaustivo di un’offerta o dell’attività che svolgi, ha lo scopo di attirare l’attenzione del lettore in pochi secondi e portarlo a cliccare sul tasto “maggiori informazioni”

Sul libro “Non pensare all’elefante” di George Lakoff l’autore fa un’interessantissima analisi linguistica di ciò che porta a fallire o a centrare una campagna politica, sempre dal punto di vista comunicativo.

Si parla di frame, e quindi di “modelli” che noi sfruttiamo per realizzare mentalmente quello di cui parliamo.

Se ad esempio parlo di TASSE ognuno di noi ha ben in mente a cosa mi sto riferendo, perché il “frame” delle tasse è radicato nella nostra educazione e quindi riusciamo a materializzare mentalmente quel concetto.

Se invece parliamo di qualcosa che il nostro interlocutore non riesce a capire ci troviamo davanti a ciò che l’autore definisce un “fenomeno detto ipocognizione, cioè l’assenza di un circuito neuronale condiviso per quell’idea, ,soggiacente a una serie di espressioni di uso comune che i parlanti normalmente usano e che i loro interlocutori sono abituati a sentire.”

Io, nelle nostre sponsorizzate, parlo di libertà, e probabilmente questo è un concetto che per molte persone è difficile da materializzare mentalmente, e risulta quindi di difficile comprensione.

In questo caso lo spartiacque tra il commento di curiosità, di chi fa domande su qualcosa che non conosce, e quello offensivo, di chi anziché informarsi sceglie di mostrarsi per quello che è, è rappresentato solo dal grado di intelligenza di ognuno di noi.

Infatti anche qui, tanto più una persona è “intelligente”, e quindi secondo la Treccani in grado di “vedere e giudicare le cose con chiarezza”, tanto più di fronte a una cosa che non conosce farà domande e cercherà di capire.

Oppure, trovandosi di fronte a un argomento che non gli interessa, se avrà una vita ricca di interessi, passioni e cose piacevoli, scegliere di andare oltre e dedicare il tempo a uno dei suoi tanti programmi quotidiani!

Quindi se da una parte non possiamo donare intelligenza a chi ne ha poca, possiamo cercare di comunicare in maniera più formativa riguardo a un concetto che risulta di difficile comprensione al nostro pubblico.

Tu hai mai analizzato i tuoi haters? In fondo ricordati che chi ti insulta ti sta comunque mostrando affetto, perché ti sta dedicando del tempo che non gli tornerà mai più indietro!!

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