Qualcosa del discorso di Twitter ti sarà arrivato, molto probabilmente.

Elon è ora nel mezzo dell’acquisto di Twitter, un social molto frequentato anche dai politici e dagli opinionisti dove spesso i tweet sono stati oggetto di giornalismo e di analisi.

L’ultima sua mossa di acquistare il social per 44 miliardi di dollari (diciamo l’azione finale di tante) è diventata virale perché da molti considerata controversa.
Alcuni pensano che farà diventare Twitter privato e altri che non lo comprerà affatto (ha cambiato idea in precedenza su altri progetti) o che addirittura lo cancellerà una volta acquistato.

Sicuramente Twitter ha fatto parlare di sé, un social che già da qualche anno era in sofferenza per il suo modello di business.
Questo assieme al fatto che Elon sia più coinvolto nell’acquisto di Twitter (e quindi meno nelle altre imprese) fa preoccupare alcuni investitori, come ad esempio quelli di Tesla.

Ma tutto questo è un discutersi di forse e di chissà che non sono il punto più caldo del discorso, e in realtà secondo me quello meno significativo.

Il punto focale è: perché molti hanno paura del free speech che vuole promuovere Musk se è tanto desiderato da tutti, e in molti stanno cambiando piattaforma?

Ora, in questo discorso non entreremo nelle distinzioni destra-sinistra, perché il punto non è dividere in due il pubblico ed etichettarlo: cercheremo piuttosto di analizzare, considerare più punti di vista e cercare di comprendere cosa sta andando storto nella comunicazione (perché male sta andando a livello comunicativo, visto che è un costante litigio degli altri e felicità dei già fan).

Perché osservare i social

È molto facile finire nella dinamica del bivio da scegliere (d’accordo/non d’accordo, giusto/sbagliato) e finire per limitare le proprie libertà di scelta.
Uno dei modi per accrescere la propria libertà è proprio quello di imparare ad osservare la comunicazione mediatica, dai commenti ai tweet di figure importanti, per comprendere cosa sta accadendo nel mondo.

Alcuni potrebbero pensare che, alla fine, sono solo social.
Ma che noi li abitiamo o no, anche da spettatori, lì è dove si prendono decisioni che impattano direttamente sulle nostre vite e che stanno creando il mondo dove viviamo.
Non solo dove si prendono decisioni pratiche ma anche dove le persone si nutrono di informazioni, opinioni e idee che poi portano avanti.
Meglio capire cosa sta accadendo.

Mamma, ho paura del free speech

Il nocciolo del discorso è che Elon vuole promuovere la libertà di parola, o il free speech, ma molti si trovano in disaccordo.
Cosa succede? Sono tutti impazziti e vogliono essere censurati?

Ovviamente no, considerando che la libertà di parola è uno dei fondanti di alcuni movimenti rivoluzionari moderni anche legati ai diritti.

Il punto è che, come spesso succede, parole che hanno significati astratti (amore, paura, libertà) sono state spesso riempite di un sacco di significati in base a chi le ha usate per i propri scopi, positivi o negativi che siano.

Ad esempio sotto il nome della scienza si è portata avanti la discriminazione razziale e sotto il nome della libertà e giustizia molte persecuzioni.

Per questo il discorso è passato dalla concretezza (e. che cosa farà Elon di pratico) alla soggettività: si ha paura che il free speech si trasformi in hate speech perché Elon userà questa parola astratta per riempirla di quello che desidera lui, e che quel qualcosa sia probabilmente lesivo per la libertà che abbiamo guadagnato negli anni.

Questo invece non vale per alcuni suoi fan estremisti a livello politico, perché associano la figura di Elon ai propri valori, e quindi spingono in modo aggressivo scambiando la mancanza di capacità comunicativa come libertà di parola.

Il litigio è una brutta bestia

A questo punto si è passati da una discussione oggettiva (cosa significa libertà di parola, quali saranno le azioni fatte) ad una soggettiva, basata sulla persona, sui pregiudizi e sui pregiudizi delle opinioni politiche di uno e dell’altro.

Si è trasformato in un litigio acceso e costante, perché non sono solo i valori ma anche chi li comunica.

Inutile girare intorno agli stereotipi, ai pregiudizi e ai frame di tutti questi anni di storia.
Elon è un uomo, bianco e con un enorme ricchezza. 

Le persone che non si identificano nel suo tipo di vita o in quelli che associano essere i suoi valori in base al suo aspetto hanno paura, perché ricordano bene gli eventi passati e come molti simili a lui hanno tergiversato il vero significato dei valori per scopi meno nobili.

Quelli simili a lui o che si identificano nel frame associato al suo aspetto e stile di vita invece si sentono ascoltati e lo acclamano come eroe, nel timore che gli altri possano scardinare il mondo per come lo hanno sempre conosciuto: hanno paura che le rivoluzioni in atto mineranno le loro libertà.

Sostanzialmente troviamo due fazioni arrabbiate, quindi impaurite che quello che sta accadendo o che potrebbe non accadere distrugga la vita e la loro persona (valori, etc.) per come la conoscono oggi, e in negativo.

Per questo stiamo assistendo a costanti battibecchi, litigi e insulti, contraddizioni e putiferi nei commenti: chi lo odia cerca di scardinarlo e litiga con i fan, chi lo ama lo acclama e litiga con gli hater.

Sicuramente la sua figura mi ricorda molto l’andare di Bruce Wayne nell’ultimo film di Batman, dove Robert Pattinson ci dà una versione più tenebrosa, riflessiva e moralmente in conflitto di questo anti-eroe. Il suo aspetto (bianco, uomo, figlio di una famiglia potente e ricchissima) va in conflitto con quello che ci si aspetta da lui nella società corrotta di Gotham – e non dico altro per non fare spoiler.

(Chiudendo questa parentesi, è un film che consiglio di vedere, e da cui lasciarsi immergere, perché è abbastanza lungo, un po’ forte a livello psicologico e con un andare più, appunto, riflessivo).

A questo punto quindi abbiamo una situazione polarizzata al 100%. Si è persa l’oggettività del discorso, su cui invece c’è un ottima potenzialità di discussione in grado di generare nuovi punti di vista e arricchire la visione di vita di tutti.

Non ci troviamo davanti a un bivio

Come abbiamo visto, è un attimo farsi prendere dal bivio e scegliere le due forti fazioni che si sono già create: avere un’opinione sostenuta da un grande numero di persone è un ottima strategia di sopravvivenza sociale, soprattutto perché con l’iper connessione siamo chiamati in causa a mille decisioni opinionistiche ogni giorno a cui è difficile star dietro.

Ma se queste opinioni sono prese per soggettività (non che non conti) senza entrare mai nell’oggettivo, queste opinioni potrebbero trasformarsi in qualcosa che difenderemo con i denti anche senza alcuna cognizione di causa, rendendo la conversazione sterile.

Questo perché, se messa alle strette, la comunicazione analogica (e. comunicazione non verbale) e quindi la parte umana (percezioni, pregiudizi, etc.) vince sempre contro quella digitale e oggettiva (dati, parole dette, etc.). Questo concetto viene spiegato in modo molto chiaro da Annamaria Testa nel suo libro “Le vie del senso”.

È normale: non siamo mica macchine! Tra qualcuno che dice “ti amo” ma lo fa senza guardarci negli occhi e in modo distratto e chi lo dice guardandoci in modo amorevole e prendendoci la mano, non avremo fatica a capire chi dei due percepiamo come genuino.

Ma anche la parte oggettiva, soprattutto nel momento in cui la conversazione diventa sterile, è altrettanto importante. Nuotando oltre il caos e le dita puntate possiamo trovare un po’ di quiete e cercare di formulare una nostra, personalissima, opinione, senza che sia destinata ad essere fissa. Come una statua di Pongo.

Questo è quello che accade quando discutiamo sull’oggettivo: siamo più in grado di metterci in discussione e cambiare le nostre opinioni, perché il giudizio non è stato formulato al 100% su percezioni soggettive e come un pezzo di noi.
Diventa liberatorio e possibile creare una discussione che arricchisce tutti.

Come ripartire su un nuovo terreno

Di fonti online ce ne sono tante, ma non tutte sono state in grado di informare e creare discussioni nuove, più che prendere posizioni e basta. C’è tanto inquinamento mediatico.
Allo stesso tempo noi possiamo prendere quello che desideriamo dai discorsi, e formulare nuovi punti di vista e riflessioni.

Ecco alcuni esempi di possibili discussioni interessanti:

Come possono gli algoritmi migliorare la moderazione di Twitter?
Cosa c’è nel modello di business di Twitter che non sta andando?
Cosa succederebbe se Twitter diventasse open source?
È giusto rispettare le leggi di censura cinesi oppure con l’acquisto di Elon si potrebbero creare dei “diritti sui social network” come quelli umani validi in tutto il mondo?
Qual è il confine tra libertà di parola e abuso della libertà a scapito degli altri?
Se tante fake news o discorsi d’odio si diffondono su una piattaforma libera, il problema è la libertà o l’educazione sociale di chi li abita?
Che cosa significa a livello sociale il fatto che ora figure ricche e potenti possono acquistare interi social network dove si svolgono anche elezioni e discorsi politici?

Questo sono solo alcune, ma se ti interessa il discorso (e per sano esercizio) ti invito ad allungare questa lista e a proporre queste domande per creare conversazioni stimolanti.

Come vedi queste domande richiedono il fatto di essere informati e di mettere in dubbio quello che si sostiene: questo crea una conversazione ricca e interessante.

Richiedono più sforzo? Ovviamente. Ma negli anni abbiamo sempre alzato i nostri standard di sensibilità, intelligenza e capacità, al contrario di come spesso si sente dire senza essersi informati. Basta guardarci alle spalle di pochi anni per vedere come invece siamo in grado di fare di più e dare di più.

Ma anche questa è un opinione personale.
Alla fine, nessuno sa dove siamo diretti e di cosa siamo capaci: quindi io credo sia meglio creare una visione migliore a cui contribuire. Partendo dalle parole che usiamo, da come abitiamo gli spazi mediatici e di cosa ne facciamo delle nostre opinioni.

Tu cosa ne pensi?

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