Le criptovalute continuano a farsi strada nel mondo (ormai) vecchio della finanza, scardinando idee date come assolute – lo scetticismo non le ferma.

Perché le criptovalute nascono con l’idea di essere libere, e la libertà non è un fattore esclusivo dei rivoluzionari aggressivi o dei geek solitari (per appoggiarmi a due stereotipi).
Infatti, seguendo un articolo interessante del New York Times, vediamo nascere il fenomeno di quelli che vengono chiamati i “sindaci cripto”.

Le potenzialità delle criptovalute sono evidenti e il periodo – o periodi – di lockdown hanno contribuito ad evidenziare le falle nel sistema attuale, sia per mancanze che per libertà perse.
Per questo molte persone sono venute a contatto con le criptovalute proprio in questi periodi, assieme alla riscoperta del lievito madre.

Un giorno, forse, le prossime generazioni vedranno le criptovalute come la norma e non riusciranno a percepire il cambiamento economico, sociale e politico che stanno vivendo, proprio come noi possiamo concepire cosa voleva dire la nascita della borsa o delle banche per come le conosciamo oggi.

Ogni cambiamento è un segno

Il bisogno di uno strumento così libero è simbolo di rivoluzione: la democratizzazione del potere economico e l’eliminazione degli intermediari sono solo due azioni di un sistema che avrà molte più conseguenze di quelle che possiamo immaginare.

Ed è per questo che molti sindaci stanno abbracciando le criptovalute: vedono il potenziale applicato ad una città, soprattutto per renderla prestigiosa e centro di interesse globale.
Ma sarà possibile far diffondere le criptovalute senza fargli perdere l’idea iniziale e farle diventare semplicemente un’altra valuta nella gabbia?

Molti sono scettici – parlano di aria fritta – ma sono evidentemente persone poco informate, che vedono nel denaro un valore intrinseco e nelle criptovalute nulla, e non si rendono conto che è tutta la vita che vivono in un sistema governato proprio da quella che loro chiamano aria fritta.

La differenza, la chiave, potrebbe però stavolta essere nella tecnologia.
Non solo più un’imposizione da enti e banche, ma un valore intrinseco perché condiviso da una community.
Vediamo come se la cavano piccole e grandi città negli Stati Uniti governate da sindaci che sognano cripto.

Il nuovo sogno americano?

Piccole città sognano di diventare attrazioni mondiali. Destinazioni turistiche vogliono far sapere che sono molto più che un posto al sole. Centri di interesse mondiale dimostrano di cogliere tutto ciò che è nuovo per sfuggire al lento decadimento o – peggio – al rimpiazzo con città più in.

Con i numeri delle criptovalute, è facile capire come mai diventano uno strumento papabile per realizzare questi sogni.
Solo il Bitcoin era quotato a $7,000 dall’inizio del 2020 per arrivare a $50,000 a Dicembre.
Il valore di tutte le criptovalute è stimato a $2.3 triliardi – con enormi margini di crescita, e non solo economica.

Alcuni sindaci star del momento

Di città famose abbiamo le due nuove capitali cripto New York e Miami che stanno facendo da leader.

New York City, New York

Il nuovo sindaco Eric Adams ha promesso che avrebbe accettato i suoi primi 3 stipendi in cripto e ha già accettato il suo primo in Bitcoin.
E non è l’unica mossa: Eric (assieme al sindaco di Miami) sono diventati due celebrità cripto a livello nazionale per le loro iniziative. Ma il fatto che sia stato il primo sindaco ad accettare lo stipendio in cripto lo ha portato su tutte le testate.

Miami, Florida

Il sindaco Francis Suarez sta trasformando la città in un centro d’attrazione per tutte le figure più importanti nel settore tech – da co-fondatori di attività importanti come Paypal, start-up o nuove aziende con clienti prestigiosi, il fondatore di Shutterstock e lo stesso Peter Thiel. Stiamo assistendo alla rinascita di una città già famosa per turismo, sole e divertimento, con l’aggiunta di una rivoluzione tech. Ha infatti già una sua moneta, il Miami Coin, che tutti possono minare e una parte va alla città.

Di altre città ce ne sono moltissime, alcune prima sconosciute a livello internazionale, ma alcune stanno facendo scalpore per i loro progetti ambiziosi. Alcuni esempi:

Reno, Nevada

La sindaca Hillary Schieve ha proposto di trasformare la loro famosa statua centrale di una balena in una NFT (non-fungible token). Dichiara di non amare le banche e di voler eliminare gli intermediari.

Jackson, Tennessee

Il sindaco Scott Conger ha creato un progetto ambizioso: vuole trasformare un’ala vuota del municipio per dedicarla al mining e offrire la possibilità di convertire i propri stipendi in bitcoin.

Tampa, Florida

La sindaca Jane Castor ha annunciato ad una conferenza cripto che avrebbe ricevuto il suo prossimo stipendio in Bitcoin. Il 25% di tutti i lavori tech dello stato è a Tampa, il che la mette in un’ottima posizione.

Possiamo aspettarci un tutti felici e contenti?

Forse prima le cripto erano uno strumento che destava sospetto, un progetto nascente con (a detta di quasi tutti) poche possibilità. Gli unici fanatici venivano visti come portatori di un futuro distopico: molti li ritenevano dei simil-cultisti di uno schema Ponzi in formato digitale.

La verità è che ogni innovazione è sempre vittima di giudizio e sospetto.
Ora che anche organizzazioni, progetti innovativi (con fior di investimenti), sindaci e addirittura intere nazioni stanno abbracciando le criptovalute, questa parola è sempre più sulla bocca di tutti.

Ma c’è uno strumento chiave che molte nazioni scettiche e alcuni cinici sottovalutano: non è la tecnologia da sola a rendere cripto le criptovalute.
È il desiderio di indipendenza dalle istituzioni, maggiore libertà, il desiderio di cambiare una situazione che è evidente: è un cambiamento sociale.

In più sono riuscite a fare qualcosa che neanche i presidenti degli Stati Uniti (e in altre nazioni) sono riusciti a fare: mettere d’accordo credenze politiche opposte.
Negli Stati Uniti hanno notato proprio come questi progetti permettono a questi due poli di coesistere, un fatto curioso data la divisione politica netta che stavano sperimentando negli ultimi anni.

Non credo dovremmo chiederci se queste cripto saranno la panacea di un mondo che per ora soffre di centralizzazione di potere economico.
Forse dovremmo farci noi una domanda, perché le criptovalute nascono come strumento di potere indipendente – ci ridanno potere e responsabilità.

Che valore porta? Ma soprattutto, porta valore?

Aristotele attribuiva al denaro un valore intrinseco, Platone no.
Non possiamo dire chi aveva ragione, ma la loro visione discordante sul valore intrinseco è forse la chiave di questo discorso. Ecco la domanda che dovremmo farci davanti ad un nuovo progetto legato alla tecnologia blockchain:

Che valore porta? Ma soprattutto, porta valore?

Il mercato è inondato di nuove cripto ogni anno e nuove tecnologie e progetti legati alla tecnologia blockchain.
Quello che devi chiederti è: che valore stanno portando? Sono portatrici di qualcosa di più grande, nonostante il loro aspetto?
Ad esempio un meme coin come il Doge potrebbe sembrare superficiale, ma la community dietro è coesa e rappresenta la voce di un personaggio (Elon Musk) che ha molto da dire, fare e creare, a prescindere che piaccia o no.
Ha progetti ambiziosi che fanno sognare la community.

Stella marina vs. Ragno

Questo è il vero potere della tecnologia blockchain, simbolica di un sistema a stella marina: se le stacchi un braccio, ne fa crescere un altro. Diverso dal sistema economico attuale che è a ragno: centri di potere che, se vengono distrutti, fanno crollare tutto.

Ecco il punto di forza che le istituzioni vecchio stampo non vedono – e questo potrebbe costargli caro. Anche al cercare di manipolare il sistema blockchain (come il tentativo di legare le criptovalute all’euro o al dollaro per legge) non funziona, perché le criptovalute non sono solo una nuova tecnologia.
Anche se cerchi di fermare questa tecnologia, il movimento non si ferma e sicuramente non si fermerà nel creare strumenti nuovi.

Sono una rivoluzione: unita e coesa, fatta di persone che richiamano libertà a gran voce.
Uno strumento perfetto per un nuovo mondo.

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