Esce il suo documentario “Unposted” al cinema e sbanca, con mezzo milione di incassi in soli tre giorni: in confronto il Re Leone con 100 mila euro sembra un filmino da due soldi.

Personalmente so molto poco di lei ma stamattina a mia moglie Joyke, appassionata di lettura soprattutto per quanto riguarda le notizie importanti, è incappata, come purtroppo spesso le accade, in questa notizia!

Ma è l’attualità: mentre me lo diceva ha sorriso, per non piangere, perché insomma, va bene tutto, ma ora pure un documentario che sbanca al cinema?
Insomma, non è arte come un film di quelli di spessore, eppure supera le sue vendite.

Infatti anche le recensioni dei quotidiani sono state pessime (e devo dire che mi sono fatto due risate leggendole):

Del tipo “pensavo che il festival di venezia fosse un posto per l’arte”.

“Non è cinema, è propaganda, di quelle che pensavamo adatte a Kim Jong-un e non a una Mostra d’Arte Cinematografica” (corriere della sera)

”Ottimo per i fan, meno per chi era curioso dell’incontro tra un soggetto interessantissimo e una brava documentarista (Wired.it)”

”Un lungo spot pubblicitario travestito da film (leggo.it)”

“Una versione estesa (e montata con cura) della sua pagina Instagram (movieplayer.it)”

A parte gli scherzi, non c’entra il suo documentario, può piacere oppure no ma nessuno ti obbliga a guardarlo.

Anzi possiamo rispettarla perché è arrivata dove è oggi, e insomma, nessuno di nuovo obbliga le persone a pagare centinaia di euro per vederla farsi truccare in un teatro.

E poi le persone si chiedono come mai non hanno soldi (e tempo) per le cose importanti.
Mi chiedo perché!

Sicuramente il nuovo iPhone 150 super plus, le scarpe Cicciaga o la maglietta Zuppreme saranno quelle che ti faranno diventare una persona di successo.

Soprattutto se mentre indossi tutto questo ti guardi l’ultima dell’Isola dei Penosi e scrivi la tua su Facebook su come mai il divo di “danzando con le stalle” non abbia baciato la reginetta con i capelli neri anziché quella coi capelli rossi, con tanto di faccine rabbiose.

Vuoi davvero essere come Chiara Ferragni?
O essere una persona influente come lei?

Allora tieniti quei soldi nel portafoglio che avresti usato per il documentario e valli ad investire per il tuo business.
Risparmia le ore che passi a difenderla dagli hater su instagram e setta il tuo blog, business, quello che sia.

Anziché sbavare dietro di lei magari così potrai davvero conoscerla- e non farti solo fare un autografo sulla faccia mentre superi le orde di fan che cercano di vederla mentre il make-up artist le mette un rossetto color cigno primavera 2019.

La verità è che spesso le persone vogliono i risultati ma non il processo.
Quindi non deve sorprendere che una come Chiara (e quindi anche il marito, Fedez, se non sbaglio) rappresentino l’elite da sogno della società di oggi.

Come i compagni di Katniss in Hunger Games, le persone si sbracciano per ricevere le briciole della città di Capitol, dove sono tutti chic mentre loro muoiono di fame.

La differenza è che né ogni giorno le persone devono andare nelle miniere per guadagnarsi il minimo da vivere né siamo nella loro società.

Quindi anziché preoccuparsi se la giacca sia intonata alle scarpe e sentirsi più “chiara” o più “fedez” perché hai la cintura di pelle di sardina, le persone dovrebbero preoccuparsi di come realmente possono ottenere la vita che sognano.

Tu cosa ne pensi?
Conosci la faccenda?
Secondo te che cosa sta succedendo alle persone?

Koan Bogiatto

Presidente e Co-Fondatore di Tribeke.
Formatore, autore di best-seller, imprenditore e speaker internazionale.
È il punto di riferimento di chi ha il coraggio di iniziare il cambiamento: aiuta gli imprenditori a creare una vita e un business libero dai vincoli nazionali.
Ha realizzato un’attività che gli permette di lavorare dove e quando vuole godendosi la vita con le persone che ama.

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