Una distribuzione sbilanciata della ricchezza mondiale è sempre segno di una cattiva gestione economica. Non solo di mancanza di etica e di morale.

Qualcuno potrebbe portarmi la legge di Pareto (del 20% e 80%) ma qua altro che Pareto: parliamo dello 0.1%.

La nuova aristocrazia in mascherine Gucci

Un tempo Maria Antonietta ha perso la testa a causa della sua cecità verso la vita del popolo, e secondo alcuni esperti ci troviamo oggi in una situazione simile.
Ma la crisi Covid? Non ha quasi scalfito i ricchissimi (ma ha, ovviamente, distrutto il resto con varie gradazioni di disastro). Ne ho anche parlato l’altro giorno sul blog, se vuoi approfondire l’argomento.

L’unica cosa che è cambiata per loro sono le mascherine firmate e le isole private affittate per fare le vacanze “covid-free”. Anzi, la situazione è nettamente migliorata: mentre, a causa della crisi Covid, altre 260 milioni rischiano di morire di fame, il patrimonio di 10 miliardari è salito complessivamente di $128 miliardi.

Nelle mani di pochi, e forse neanche buoni

Pochi tengono (quasi) tutto e il divario si sta facendo sempre più grande: l’ineguaglianza raggiunta in alcuni paesi è ai massimi storici.

Pensa che nel Regno Unito le 5 famiglie più ricche “valgono” più dei 13 milioni di persone più povere, che sono il 20% della popolazione. 

E neanche gli Stati Uniti se la passano meglio: prima del Covid, solo 3 persone (Jeff Bezos, Bill Gates e Warren Buffet) avevano la stessa ricchezza delle 160 milioni di persone più povere negli U.S.A.

Il divario è diventato un crepaccio infernale, una distanza spaventosa separa una fascia di reddito dall’altra: il top 0.1% in America (più di $3 milioni annuali di reddito) guadagna 188 volte in più del 90% sottostante.

La media borghesia sta scomparendo. Ma ci sono altre conseguenze, fattori e movimenti da tirare in campo per fare un quadro più totale ed evitare conclusioni banali che possono sembrare affrettate.

L’economia è cresciuta, quindi perché questo divario?

Uno potrebbe quindi pensare che l’economia sia andata al ribasso in questi anni, o che la crisi sia il problema. Il punto è che l’economia è cresciuta, eccome, ma non si può dire lo stesso degli stipendi medi. Aggiustati all’inflazione odierna, gli stipendi negli U.S.A. sono più bassi di quelli degli anni ‘70 nonostante l’economia sia cresciuta del 350%.

Nel Regno Unito, tra il 1995 e il 2015 il 0.1% dei lavoratori (la fascia top) ha triplicato il suo reddito, mentre per tutti gli altri il reddito stagna, stalla, anzi, si è addirittura contratto.

Il problema non è l’economia: quella prospera. Quindi altro che crisi come fanno credere in politica, sui giornali quando piangono per le crisi in Sud America o intervistano il medio imprenditore italiano sul suo ristorante, chiuso causa restrizioni che se ne infischiano di chi non ha una vita da 0.1% della popolazione mondiale.

L’economia cresce ma la distribuzione si assottiglia sempre di più verso una fascia ridottissima. Tutto in mano di pochi. E, appunto, neanche a dire buoni. 


Molti sono rampolli buoni a nulla, altri sono promotori di capitalismo e prodotti uguali agli altri ma con facce famose, e altri sono sono accumulatori di denaro fine a se stesso con pochi scopi ulteriori se non beneficenze mediatiche.

Quanti possono come il Grande Gatsby?

A misurare l’eguaglianza arriva anche il coefficiente di GINI, chiamato anche la relazione Gatsby fra l’ineguaglianza e la mobilità sociale

Prima di complicarci la vita con troppi termini, mettiamola in modo semplice: è la capacità di una famiglia di muoversi fra le fasce di reddito nelle generazioni. Quindi di un bambino che arriva da una famiglia povera di uscire dalla povertà, creando una vita in cui si sposta in un’altra fascia di reddito.

Il soprannome Gatsby deriva dal classico romanzo di Fitzgerald in cui il protagonista (Gatsby, ovviamente) fa esattamente questo: fugge dalla povertà per diventare parte di un’élite economica. Molto utile per capire la situazione del paese: sorprenditi a scoprire i migliori e i peggiori. Vediamone alcuni.

Il sogno americano distrutto dall’uguaglianza nordica

L’American Dream è un incubo con gli occhiali rosa: per celebrare uno, non vediamo i milioni che vivono in case di lamiera e hanno a malapena per il giorno dopo. La povertà negli Stati Uniti, soprattutto quella infantile, è diventato un serio argomento di discussione.

Infatti l’indice di mobilità sociale ed eguaglianza non si piazza tanto bene: 0.45 su 6 in Diseguaglianza e quasi 0.5 su 0.8 in Immobilità sociale. È messa peggio della Spagna e del Pakistan in generale, e anche dell’Italia sulla Disuguaglianza. Alla faccia della terra delle opportunità. Messi ancora peggio sono Brasile, Cile, Cina e Perù.
Poi ci sono i campioni: Danimarca, Finlandia, Norvegia, Canada, Australia, Svizzera, Nuova Zelanda e Germania. Non male anche il Giappone.

Quindi vediamo che le cose sono molto diverse da come ce le propongono i film: forse il sogno americano era ancora romantico mentre gli ebrei sfuggivano all’Olocausto e lei (l’America) offriva un sogno di speranza alla guerra, ma oggi non è più tanto così.

Le crepe di instabilità sociale si fanno sentire. Non che l’Italia sia messa meglio.

La rabbia c’è, e si vede

La frustrazione di una vita passata a lavorare con uno stipendio ingiusto e un odio verso la vita agiata dell’ élite urbana c’è e si sente. Anche se i ricchissimi tengono la stragrande parte della ricchezza mondiale, la stragrande maggioranza di persone sono lavoratori e quelli che negli indici vengono chiamate fasce di reddito basso o addirittura (in alcuni paesi) indigenti.


La forza emotiva e fisica è enorme, lo scontento si fa sentire, e le misure restrittive e scollegate dalla realtà da parte di politici altolocati hanno ancora di più scosso la situazione- in negativo. Un lockdown forzato in paesi come il Brasile significa scegliere se far morire di Covid o far morire di fame

Però non si parla solo di paesi lontani: in Italia nel 2020 un milione di persone in più sono finite in povertà assoluta.
Un italiano su due non arriva a fine mese. Devo andare avanti? Certo che hanno ragione quando sui giornali parlano di danni economici e non sanitari.

Populismo e socialismo, benvenuti

Uno dei segnali preoccupanti di questa rabbia stile mangiate-le-brioche della Marie Antoniette è l’aumento del socialismo e populismo nel panorama politico. Sempre più templi, predicatori ed eletti di questi partiti prendono fama, successo e voti. 

Il Brexit del Regno Unito è una stella al socialismo: l’istinto di difendere la propria patria dagli altri non ha fatto che affossare la sua economia, il turismo e l’afflusso di giovani che venivano per lavorare e contribuire all’economia del paese con soldi e posti di lavoro semplici. 

L’elezione di Trump, una stella al populismo, con un linguaggio rozzo, volgare e ragionamenti fallaci che però facevano da contrasto ad una politica stretta con colletto bianco e inamidato. 

Peccato che la sua rabbia (che faceva da specchio a quella degli elettori) ha finito per lasciare, al termine della sue elezione, un’America divisa come non mai a livello politico. In preda a sciacallaggio, rivolte, violenze alla luce del giorno e sentori di guerra civile.

Il panico era anche nelle case di città un tempo tranquille: fra razzismo, atti d’odio e sparatorie, la situazione era (ed è) lontana dall’essere pacifica o collaborativa. 

Anche in Europa il movimento sul populismo è simile. Perché è la causa ad essere simile: una rabbia diffusa contro le élite, i ricchissimi in senso spregiativo e la cattiva e ingiusta distribuzione delle ricchezze.

Con la diseguaglianza non basta il lavoro duro

Ora capisci perché dico che diventare abbondanti e ricchi (nell’accezione positiva, però) non è solo più un vezzo? Molti stati non stanno pensando alle persone che sono fuori dalle élite, non ne sono anzi toccati, perché loro ci stanno guadagnando

Non si stanno prendendo cura del divario e di chi soffre dalla crisi, anzi, come hanno dimostrato in Italia usano la paura e le minacce per far rispettare norme che mettono in difficoltà cittadini onesti e lavoratori. Famiglie che non hanno mai fatto nulla di male in vita loro. 

Danno dei criminali a chi possiede troppi contanti e minano la crescita economica delle aziende, danno “aiuti” economici che non arrivano a nessuno e fanno troppe false promesse o dichiarazioni assurde per guadagnare popolarità e farsi votare, sia in positivo che in negativo.

Dicono di voler combattere il riciclaggio del denaro ma colpiscono solo i lavoratori, dicono di voler colpire i criminali ma atterrano le imprese. 

In una società fatta di eguaglianza (che è possibile) ad ognuno il proprio lavoro e i propri risultati.
Ma in una fatta di diseguaglianza il lavoro e la dedizione non bastano. Bisogna uscire dalla scatola nazionale e lasciare i confini per cambiare la propria situazione.

Spero che possa farti riflettere.

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