Oggi siamo rientrati nel mondo delle connessioni e siamo ufficialmente usciti dal ritiro di cui ti avevo parlato.
Non è stato un ritiro totale perché ogni tanto siamo tornati in rete, ma è stato quanto basta per troncare il 90% delle comunicazioni.

Esperienza sempre interessante che fa da preludio per quella che voglio fare questa estate in maniera totalizzante e completa, forse alle pendici del Nepal o forse in India.
Potresti chiaramente chiederti a cosa serve, perché la faccio e se è utile per poter vivere la vita che si vuole.
Il fatto di ritirarsi dal mondo delle connessioni, delle comunicazioni telefoniche e dalle continue e costanti conversazioni che fanno da traino alle giornate di quasi tutte le persone, aiuta a fare chiarezza e pulizia dentro di noi.
A cosa serve fare chiarezza?
Vuol dire usare uno sgrassatore dell’anima per lucidarne gli ottoni?
Niente di tutto questo.
Sino a quando sei sempre di corsa, sempre impegnato al lavoro, sempre pronto a rispondere a tutto e tutti e all’ennesima chat o commento di facebook, non hai mai tempo per fermarti a riflettere su quello che vuoi veramente e se quello che stai facendo nella vita è esattamente quello che vuoi.
E se fosse tutto un riflesso condizionato?
Non te ne accorgeresti sino a quel momento.
Quanto deve durare un periodo di stacco, un periodo dove veramente ti prendi una pausa da questo overload?
Un giorno?
Due giorni?
Una settimana?
Un mese?
Qualsiasi sia il periodo è importante potersene riservare uno con una cadenza temporale ripetitiva.
Essere sempre immersi nelle faccende quotidiane, belle o brutte che siano, oppure più o meno entusiasmanti, non consente di progettare, di comprendere, di ampliare la visione di ciò che si sta facendo nella vita.
Hai mai avuto la sensazione che troppe giornate si ripetano uguali come in un film che presenta la stessa situazione nello stesso modo continuativamente?
Quello è il segnale che è il momento di fare qualcosa di diverso.
L’altra cosa che voglio fare oggi, in uscita da questo ritiro, è quella di trasferirti una conoscenza importante che nella programmazione e progettazione delle tue attività puoi e, secondo me, devi sempre mettere in conto.
Quando apri un ciclo nuovo nella tua vita che ha un inizio e una fine specifica, devi considerare che esistono due momenti.
Il ciclo nella sua interezza e la fine del ciclo stesso.
Tutto quello che accade nel ciclo porta con sé la trasformazione, gli incontri, le attività, le nuove conoscenze.
È tutto in preparazione per il momento finale.
Quei secondi, minuti, o a volte ore che scattano da quando tu credi che il ciclo sia finito e tu stesso ci metti la parola The End.
Quello è lo spazio tempo in cui, come un vulcano, tutto quello che deve accadere di importante accade.
Bello o brutto che sia.
Ricorda però che è proprio quello che stavi cercando, è proprio quello che ti serve per raggiungere i tuoi obiettivi, ed è proprio quello che apre la manifestazione di quello che desideri.
Sia che si tratti di una situazione apparentemente bella o di una situazione apparentemente brutta.
Esserne consapevoli ad ogni ciclo ti consente di poterne cogliere il massimo beneficio.
È successo anche a me e a noi questa volta con un grande avvenimento di importante portata, e un avvenimento negativo assolutamente inaspettato.
Senza questa consapevolezza non ne avrei mai potuto trarre le giuste conclusioni.
Il viaggio è sempre importante e avviene anche quando non ci spostiamo fisicamente.

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