Il mondo è, statisticamente, molto meno violento sotto tutti gli aspetti di un tempo. Quindi possiamo dire che siamo al sicuro?

Evitiamo anche qui di dare per scontato che, visto che statisticamente la violenza è diminuita, il futuro sarà sicuro.
Le nazioni ad oggi hanno parecchie preoccupazioni, ma diverse da un “semplice” conflitto nucleare. 

Ci sono molte più sfaccettature della violenza ed è importante conoscerle perchè questo è un elemento importante della libertà che non è sotto il nostro controllo. La presenza di pace e quindi l’assenza di violenza. Se vuoi vivere in sicurezza devi essere in un paese che è sicuro. E che quindi ha sia ottima responsabilità civile da parte dei cittadini che una ottima gestione dell’ordine pubblico.

Le guerre uccidono? Non quanto i governi e i conflitti

È vero che siamo in un periodo che viene chiamato “lunga pace”: dal 1950 la violenza e i conflitti non hanno fatto che diminuire.
Però, dopo una “breve pace” (la chiamano così) dal 1990 al 2010, i conflitti armati in questi dieci anni sono più che duplicati. 

Anche se in realtà non sono le guerre ad essere responsabili della maggior parte dei morti. Ovviamente nonostante accadimenti terribili e atroci che accadono nelle zone di conflitto di oggi, e che sono difficili da eradicare (come la guerra civile Siriana). Scontri fatti di militari poco addestrati ma armati con gli ultimi gingilli più pericolosi finanziati da grandi potenze. 

Eppure se guardiamo fuori dalle zone di conflitto troviamo una brutta, bruttissima verità.

La violenza civile, una brutta bestia

Ogni anno molte più persone muoiono fuori dalle zone di conflitto che dentro. Non solo, ma nel 2020 in stati come il Brasile, la Colombia, il Messico, le Filippine e il Sud Africa sono state uccise più persone da estremismo violento, gang, militanti e polizia che quante ne sono state uccise in ogni zona di guerra combinata.

Si stima che metà dell’intera popolazione sia stata toccata da qualche forma di violenza in questi anni. Certo il mondo sembra anche più pericoloso, responsabile la cultura della guerra e della violenza che è ovunque in film e videogiochi, che fa sembrare ancora più instabile (realmente e psicologicamente) la situazione.

I governi ne uccidono molti di più

Lo chiamano “democidio”: nel 19° secolo i governi hanno ucciso 260 milioni di persone, più di quante ne sono morte in tutte le guerre nello stesso periodo. Come? Fra carestie indotte, esecuzioni, campi di concentramento, “pulizie razziali” o discriminazioni.

Questi stessi crimini, ben più letali di ogni altra guerra, non sono stati mica fatti da organizzazioni esterne, criminali o militari di altre nazioni.
Sono stati fatti dalle stesse nazioni ai propri cittadini, in perfetta legalità, perché hanno piegato e creato situazioni e leggi a loro favore.
Questo è in dati il pericolo più grande in termini di sicurezza e libertà.

Le 2 minacce: il cambiamento climatico e la repressione

I conflitti per i cambiamenti climatici hanno dato luogo a delle situazioni complesse e sanguinolente. Combinati ad una progressiva mancanza di libertà, in stati democratici e non, assieme alla repressione, fanno la ricetta per le guerre e i conflitti più difficili e violenti.

La guerra civile siriana, scoppiata nel 2011, ha origine dalla scarsità delle risorse nello stato combinata ad una repressione politica rigida.
Oggi conta più di 50,000 morti e il 50% della popolazione sfollata.
Così accade ed è accaduto anche in Africa, dove le tensioni continuano a peggiorare: l’Etiopia assieme al Sud Africa ne sono state vittime recenti. 

I 2 punti più pericolosi sono:

  1. La perdita progressiva della libertà

Come dicevo nella mail precedente, secondo la Freedom House, la libertà (in stati democratici e non) è in declino, anche nei diritti fondamentali dell’uomo, e almeno 50 paesi non sono liberi (l’uso eccessivo della forza da parte di polizia, forze dell’ordine e militari è un fatto comune). Questo causa tensione, repressione e rabbia, che siano politici corrotti o leggi ingiuste.

  1. Malagestione delle risorse 

La crisi del Covid ha ovviamente evidenziato questo problema e spinto molti al limite. Dalla disoccupazione alla mancanza vera e propria di cibo (quindi aumento della fame) all’aumento dei prezzi e la paura di instabilità. Anche nei paesi considerati più stabili o “sviluppati” la tensione civile è diventata un problema. Gli Stati Uniti sono stati l’esempio numero 1 l’anno scorso. La malagestione delle risorse si trasforma poi anche in tensioni politiche e religiose.

Farsi gli affari propri non è sempre una buona idea

Un altro problema è che, visto che esiste la sovranità delle nazioni, ognuno si fa gli affari propri. Per farla breve. Così le libertà perse in uno stato a causa di politici corrotti o regimi autoritari rimangono affari della nazioni e altri stati non si intromettono

Questo è un pericolo (ed è argomento di numerosi dibattiti per istituire nuove procedure globali): significa che se sei bloccato nello stato sbagliato nessuno ti viene a salvare. O difficilmente. Basta guardare la Nord Corea, esempio di come una nazione del genere convive nello stesso pianeta dove esistono i diritti umani e le nazioni unite.
La perdita della libertà è una cosa seria, in nazioni democratiche e non, quindi non solo in Cina. Ovviamente quelli più a rischio sono quelli che vivono in regimi autoritari, dove riunirsi o protestare può portare a minacce, tortura, persecuzione, prigione o morte. 

Cosa posso fare io?

Anche se è esattamente quello che dico ogni mattina, non sono parole mie ma di organizzazioni internazionali: la libertà risiede in noi.

Dobbiamo supportare giornalismo, persone e organizzazioni libere ed indipendenti che portano e mettono in discussione verità.
Dobbiamo investire in organizzazioni e progetti che aiutano i cittadini a portare cause, problemi e la propria parola.
Dobbiamo studiare e pensare alla nostra libertà personale, facendo da esempio a chi abbiamo accanto e scegliendo un futuro libero e ricco di opportunità per i nostri figli e le prossime generazioni.

Come società, dobbiamo confidare in governi donatori e investitori privati che aiutano altri paesi con governi e politici corrotti e ingiusti.
Come consumatori e aziende, dobbiamo boicottare e impedire crimini, corruzioni e ingiustizie non avvalendoci più di chi si comporta in modo scorretto.

Come singoli, dobbiamo tenerci lontani dalla violenza, sapere quando parlare e quando fare silenzio e come comportarci con le forze dell’ordine. 

Noi siamo parte dell’ordine pubblico (ne parliamo nell’ultimo Intelligence, qui puoi leggere le prime pagine). 

La violenza è frammentata, e come schegge di uno specchio ferisce molti con poco ma in modo sanguinolento.

Ma questo non significa che dobbiamo finire vittime di tumulti o farci trovare in mezzo ad una guerra civile: il futuro è tuo

Agisci in fretta e ricordati sempre la posta in gioco.

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