“Muoviti veloce e rompi cose” sarebbe la traduzione letterale del motto di Zuckerberg.

Così tradotta è molto meno dirompente e suona più come la frase di un bambino delle elementari che spiega un gioco ad un altro bimbo (sicuramente uno non approvato dai genitori). Ma corrisponde più o meno allo stesso effetto che ha avuto Zuckerberg: Facebook si è mosso veloce, e ha rotto cose – molte cose – come ad esempio la cultura, la democrazia e anche l’arte.

Allora chi meglio di Jonathan Taplin può spiegarlo nel suo libro con lo stesso titolo del motto (Move fast and break things), lui che per anni è stato tour manager di Bob Dylan e The Band ed è anche produttore cinematografico per Martin Scorsese (e non solo).
Ha anche tanti altri ruoli influenti, ma per riassumere possiamo dire che si trovano nel campo della tecnologia, dell’arte e dell’innovazione. 

Possiamo capire come mai allora abbia così a cuore l’arte, e con essa la nostra cultura e di conseguenza la democrazia stessa, intesa come il nostro sistema politico attuale che (idealmente) mira alla libertà dell’essere umano.

Oggi parliamo quindi di perdita di potere della politica, ma anche di supereroi e di cultura, di come si muove il cambiamento sociale e chi sono le nuove figure chiave nel cambiamento sociale.

Ossessionati dai superman

Iniziamo con un argomento che pare non centrare niente: l’ossessione moderna per i film dei supereroi. I gusti dicono molto sulla nostra persona. Ecco cosa ha da dirci il critico cinematografico di The New York Times A.O. Scott (traduzione mia):

“L’ideologia base del genere [dei supereroi] è una variante del libertarianismo “master dell’universo” e che rafforza alcuni dei settori più espressivi della classe dirigente americana. I superman stanno facendo del bene, sanno cosa è meglio per noi e non hanno bisogno di istituzioni pusillanime – la polizia, i media, il governo – per dirgli cosa devono fare.
Quello di cui hanno bisogno è il supporto e la gratitudine del popolo, e quando non riescono a ottenere questa validazione, potrebbero mettere su il broncio.”

Questi supereroi, con i nomi di Peter Thiel, Zuckerberg (e potremmo dire anche Bill Gates ed altri) vogliono la nostra gratitudine. Vogliono che noi li ammiriamo e crediamo che grazie a loro le strade sono libere dai criminali e loro ci hanno dato la libertà: un periodo di innovazione straordinaria che migliorerà non solo le nostre vite, ma il mondo e il futuro dell’essere umano. Loro sono i super-umani, sono gli Iron Man, gli Hulk e i Capitan America che sanno meglio di chiunque altro di cosa abbiamo bisogno, spesso però rompendo cose.

Abbiamo mai visto qualcuno lamentarsi degli uffici e grattacieli rotti da Hulk quando combatte in Avengers, delle vetrate infrante da Spider Man per salvare Mary Jane o dei leggeri disturbi come distruzioni di città da parte di Iron Man e famiglia, a volte anche per dispute interne?

È solo da parte dei governi e delle istituzioni che arrivano lamentele – tentativi di censura, di controllo, disapprovazione e etichette come pericolo pubblico.
Possiamo sempre dargli torto?

Forse non è la domanda che dobbiamo porci (ad ognuno le proprie conclusioni del distacco tra realtà e film, dove certo nessuno lascerebbe uno scienziato che si trasforma in una macchina da guerra enorme libero per le strade – stento a credere che non ci siano state vittime incidentali che non siano “i cattivoni”).
Alcuni potrebbero dire che è il prezzo del genio, altri un sacrificio necessario, e questo ci porta vicini ad una riflessione importante.

Ma è davvero così?

Pochi sono i fumetti dove il popolo si chiede “abbiamo davvero bisogno dei supereroi?” O di un sistema politico, una società e soldati, poliziotti e figure di potere migliori?

Quelli che si vogliono far chiamare tecno-deterministi dichiarano che l’ineguaglianza e la casualità del genio sono necessarie per l’evoluzione tecnologica (e che l’evoluzione tecnologica guidi lo sviluppo umano). 

In cambio, promettono ovviamente il meglio del meglio.
Ma è reale (o solo percepita) questa straordinaria crescita, questo prezzo da pagare in cambio del dono della presenza dei supereroi nelle nostre vite?

Diamo qualche dato.
L’organizzazione per la co-operatività economica e sviluppo (OECD) dicono che la crescita economica sta rallentando drasticamente e l’ineguaglianza sta crescendo.
Tutti i cicli di innovazione del ventesimo secolo hanno portato il 6% di crescita – mentre la rivoluzione digitale ha stallato al 2%. Più l’aumento dell’ineguaglianza, e non solo nei paesi chiamati “in via di sviluppo”!
(Le rivoluzioni sono state: elettricità, comunicazione e trasporti)

La rivoluzione sociale è molto vicina, se il mondo procede verso l’eliminazione dei lavori del ceto medio (i lavoratori che sostengono l’economia).
Eppure molti procedono spediti verso le loro idee; monopoli, isole artificiali permanenti nelle acque internazionali per sfuggire alle leggi (per evitare le tasse e fare sperimentazioni senza regole, a prescindere da cosa dice il sito): una società di tecno-illuminati.

Il Wild West, altro che World Wide Web

È stato Obama a chiamarlo così, mettendo in guardia anche i leader di movimenti tecnologici che fanno poco i conti con i bisogni di una nazione e dei cittadini nella pratica (e nel lungo termine).

Non dico che i governi siano dei santi – sono lontani dall’esserlo – ma possiamo spezzare una lancia in favore di alcuni in termini di portare almeno avanti una nazione da molto più tempo di un investitore o un CEO di un’azienda tecnologica.
Se non riescono a creare un ambiente umano in Amazon, figuriamoci cosa potrebbero fare con una nazione intera tutta loro.

Le fake news proliferano più delle notizie vere, Facebook è la risorsa primaria di notizie per il 44% degli americani e le piattaforme danno l’illusione di libera scelta quando in realtà sfuggono ai controlli qualità di standard e stipendi ben pagati nei settori artistici.
O almeno, molti più stipendi pagati.

Queste piattaforme sono come i fuorilegge del Far West: non illegali, ma non inseriti nel sistema delle leggi, si trovano al di fuori di essere ma condizionano pesantemente la vita e l’influenza sociale.

Un esempio è Twitter – piattaforma molto amata dai politici –  sfugge ripetutamente ai controlli qualità e anche i fact-checking (quelli buoni, una parola che ha guadagnato ultimamente una pessima reputazione ma che esiste più di 30 anni nell’editoria).
E la censura, visto che c’è, è guidata da chi?
Da gente a casa loro. Sarà anche una casa libera, ma non è casa tua.

L’informalità dei social è spesso un’arma a doppio taglio

Importante ricordare che, per quanto ci siano valori di libertà alla base, i social (ma anche Google e così via) non sono organizzazioni no-profit fatte per dare la voce alle persone.
Sono comunque aziende, nate sull’idea che dare voce alle persone fosse un argomento di interesse, e queste persone fossero disposte a scambiare il loro tempo e la loro presenza in cambio di un luogo dove farlo.

In secondo luogo è anche il contesto.
È diverso parlare di editor per The Huffington Post, politici o attivisti che possessori di un account social. 

A volte questo concetto sembra sfuggire, e riapparire con tanta sorpresa.
I social sono aziende tali quali alla Barilla, la Johnson & Johnson e l’ultima start-up sul mercato. Un’azienda ha bisogno di fare denaro, in questo non c’è nulla di male e nessuna vergogna. Ma il come? C’è chi lo fa con un’etica personale, chi invece con quello che vende.
E a me non sembra che a Facebook dispiaccia se le fake news vendono più di quelle vere.

Diamo al popolo quello che desiderano! – disse Zuckerberg alzando le mani in segno di innocenza. (scenario ovviamente inventato da me)

Ci hanno regalato libertà o illusione?

Pensiamo a Trump e ai suoi Tweet che servivano a nutrire emozioni a suo favore piuttosto che indicare verità o creare dibattiti costruttivi.
Imparagonabili ad un articolo di New York Times, dove professionisti lavorano per dare al testo l’aspetto che dovrebbe quando parla da una posizione di autorevolezza o – nel caso dei politici – anche di autorità, quindi in entrambi i casi di influenza nell’opinione popolare e nelle azioni.

Il lavoro fatto bene costa, e tutte queste informazioni user generated creano l’illusione che improvvisamente il giornalismo serio, i libri, i contenuti di valore e l’arte siano diventate gratis.

E a rafforzare questo concetto sono anche piattaforme come Youtube ed altri, scaricando tutto il peso e il lavoro sui creatori: un tempo i media reinvestivano nella creazione dei contenuti e nei creatori. Youtube e amici reinvestono uno 0 netto.
Tanto è tutto user generated! Anche tutti i contenuti professionali e creati da professionisti.

L’idea della libertà e della vasta scelta gratis è solo un’apparenza, in realtà una grande trappola e forzatura.
La svalutazione della cultura la distrugge e distrugge tutti coloro che hanno dedicato anni della loro vita in queste professioni, e portano alla fame grandi menti che potrebbero invece fare la differenza.
Ti fanno cadere nell’inganno che un ted talk di una grande mente sia equivalente ad un tik tok di un balletto, perché tanto sono entrambi gratuiti, a tua disposizione e liberi su internet.
Non ti fa percepire nessuna differenza di sforzo.

Soprattutto ti nascondono tutti i contenuti che ancora esistono – giornali, libri, video e materiali – che sono a pagamento. Ma che sembrano facilmente trovabili su internet.
In realtà abituano solo ad abbassare progressivamente la qualità, oltre che a inquinare il nostro tempo e la nostra mente.

È come dare la laurea di medicina ad un medico laureato con i video su internet.
Che decisioni prenderà e che idee avrà sulla medicina? Ma soprattutto, tu ti faresti operare da lui o lei?

Facile allora il parallelismo sul cibo: io e te siamo d’accordo che ci sentiamo sicuramente meglio (e “ci facciamo del meglio”) se mangiamo un pasto fatto in casa con ingredienti di alta qualità – per non dire biologici, che ha perso la sua purezza – al posto di un panino per €0,90 preso al fast food dell’angolo.

Di pari passo va la qualità della nostra vita in base a cosa esponiamo la nostra testa – che pensieri, che ragionamenti – che influenzano le azioni.
Facile incolpare i figli, senza guardare i genitori, facile incolpare la nuova generazione, senza guardare la società. 

Ma la responsabilità è tutta nostra

E questo è un fatto meraviglioso – non un peso o un peccato capitale da scontare con sofferenza.

Ora, non posso dire sicuramente di poter smembrare l’impero di Zuckerberg con un abbonamento in più ad una piattaforma di giornalismo seria e un account facebook in meno – ma fa la differenza in primis per me e per la mia vita.
Quindi direi è già un gran vantaggio.

Per questo, per finire la riflessione di oggi, voglio lasciare qualche consiglio – semplice, perché è così che dovrebbe essere – per toccare con mano il meraviglioso mondo che Internet potrebbe ancora essere. E scovare qualche rimanente delle nobili intenzioni dei grandi pionieri del web.

  • chiediti “sì, è gratis, ma che valore ha?”: una notizia gratis falsa non ha nessun valore, anzi
  • alza il valore dei tuoi investimenti: quello che leggi influenza la tua vita, quindi con pochi euro al mese paghi per un servizio migliore
  • ricordati che il lavoro fatto bene costa e ci vogliono molte persone: metti in dubbio le fonti inaffidabili e che non danno segni di vita
  • usa internet al suo meglio: cerca persone, opere, libri, film e usalo per avvicinarti a grandi menti
  • alza i tuoi standard: sì, alza gli standard di quello che leggi e vedi, non ti devi accontentare di affermazioni vaghe, foto dubbie e quello che ti viene “raccomandato”, meriti più che il risultato di un algoritmo
  • ricordati del fisico: libri cartacei, opere fisiche, dischi (per chi è appassionato) non hanno tutti perso terreno, anzi, potrebbero aumentare negli anni perché le persone iniziano a ricercare il gusto del tradizionale
  • possiedi ciò che ti interessa: internet non è tuo, quindi se ti interessa qualcosa come un libro meglio averlo fra le mani, si legge anche meglio
  • murder your darlings: quando ci sono troppe scelte la più grande abilità è quella di eliminare il superfluo, come un bravo scrittore fa con le sue bozze; elimina senza ritegno gruppi, siti, social o quello che sia dalla tua vita se non ti portano nulla
  • contribuisci: più difficile, ma se apprezzi qualcosa puoi dimostrarlo anche con pochi euro al mese, ci sono molte piattaforme (come Patreon, Ko-Fi ecc.) che ci ricordano che le cose fatte bene costano l’impegno di una vita.

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