Sai cosa succede quando le nazioni costruiscono barriere, che siano fatte di dogane o di cemento?

Di solito l’economia, il potere o il popolo crollano: il protezionismo ha fatto cadere molti imperi.

L’impero romano è crollato quando ha deciso di costruire le cinta murarie: avrebbero smesso di espandersi e avrebbero iniziato ad avere paura.

Gli Stati Uniti nel loro momento critico di divisione politica (durante l’elezione di Trump) parlavano del famoso muro al confine del Messico.

La muraglia cinese è stata uno sforzo enorme ma incapace di contenere i numerosi conflitti di clan ed etnie diverse che tutt’oggi rendono la Cina instabile.

I motivi principali sono due:

  1. Tengono fuori i problemi – ma anche le opportunità

I muri dovrebbero proteggere dagli invasori e dai pericoli, ma in realtà lasciano anche fuori le opportunità. Contraggono la crescita delle nazioni e impediscono loro di affrontare il vero problema che sta alla radice dei conflitti.

  1. Sono un segno di debolezza

Chi alza i muri ha paura. Un conto è essere pronti, l’altro è vivere dietro uno scudo.
Chi si chiude in un bunker è perché ha timore di essere attaccato. E chi vive nella paura non penserà certo agli aspetti più fini che rendono le nazioni abbondanti, rigogliose di vita e di innovazione.

Infatti l’architettura medievale è piena di muri, castelli e torri. Anche se oggi il fantasy affascina molto, quelli erano i secoli bui, momenti di regressione artistica, sociale, economica e della società.

Ne parla in modo brillante Tim Marshall nel libro “I muri che dividono il mondo”.
Ecco cosa ci dice Tim:

“Non siamo mai stati così divisi. Ecco perché. Siamo tornati a costruire muri.
Sono infatti oltre 6000 i chilometri di barriere innalzati nel mondo negli ultimi dieci anni.
Le nazioni europee avranno ben presto più sbarramenti ai loro confini di quanti non ce ne fossero durante la guerra fredda.”

I muri non sono solo fisici

Vediamo gli effetti di questo nuovo protezionismo sanitario anche nei confini e pass eletti dai consigli di cosiddette repubbliche e democrazie, dove in gioco ci sono molti aspetti (non solo quello sanitario) ma scelgono di giocare l’emozione del terrore.
Carta facile, quando si parla della salute.

La comunità europea ha ormai perso la parola “unione”, perché non riesce ad attraversare neanche un confine – addirittura regionale in molti casi – senza imbattersi in un controllo.

Il protezionismo crea il sospetto

Come la dea della discordia, ha portato con sé anche il sospetto che si è diffuso a tappeto.

Dove vai? Cosa fai? Perché ti sposti? Perché hai un’opinione diversa?

Il solo atto di esistere oggi è diventato sospetto – e pericoloso.

Il solo atto di sopravvivere richiede certificazioni, documenti, test, quarantene (tutto pagato dalla persona) –  rischiando la propria salute per un futuro migliore che nessuno per ora ha mostrato.

Il sospetto porta alla discordia, e la discordia porta alla guerra, all’odio, alla deumanizzazione, al conflitto e alla sfiducia.

Il sospetto che gli ebrei e le persone di colore valessero meno e non fossero neanche persone ha portato ad interi stermini.

Il sospetto che le donne potessero essere streghe maligne ha portato migliaia di ragazze giovani e donne non sposate al rogo (e non solo).

Il sospetto di tradimento ha portato i dittatori della seconda guerra mondiale a fucilare centinaia di uomini innocenti sulla paura del “se fosse”.

È vero che a volte è anche un’arma da entrambi i lati: la popolazione sospetta che il governo se ne infischi dei cittadini, il governo sospetta la rivolta e aumenta le restrizioni.

La paura di cadere fa governare male.

Il protezionismo come stile di vita

Oggi il protezionismo non si è fermato ai confini, ma si è infiltrato nelle case e nella vita quotidiana delle persone.

Perché non sono solo i governi ad aumentare le restrizioni e chiudere i confini, ma anche le persone ad avere paura di uscire, di spostarsi, ad avere paura di scegliere una vita diversa.

“Tanto sarà tutto uguale” non è solo un’affermazione dannosa e che va contro il pensiero di essere cittadini e cittadine internazionali.

È una narrazione che nasce dal protezionismo come stile di vita

Abbiamo bisogno di storie, ci nutriamo di storie, siamo storie: le usiamo per filtrare quello che viviamo.

La paura di uscire, la paranoia che tanto ogni nazione alla fine farà lo stesso sono la versione quotidiana di una nazione che alza i muri e chiude i confini.

Tutti moriremo prima o poi
Le storie ci servono a dare un senso alla vita, che altrimenti sarebbe una linea diretta fra nascita e morte.

Tolta la parte poco romantica, in mezzo a queste due fermate c’è la nostra intera storia umana.

Le persone muoiono perché si ammalano, perché cadono, perché sbagliano vicolo e a volte anche senza fare nulla.

Molte persone hanno perso contatto con la morte e la temono – non è un caso che la carta del terrore sanitario funziona molto bene nelle nazioni che hanno meno contatto quotidiano con la morte e con molti privilegi dalla nascita.

Memento mori, dicevano i latini, ma non era una maledizione o un proverbio lugubre.
È fatto per ricordarci che la vita va avanti.
L’unica cosa che accade se noi ci chiudiamo è che lei va avanti e noi rimaniamo chiusi a prendere la muffa.

Non c’è nulla che ci può salvare dallo scorrere della vita e dai rischi – non possiamo alzare i muri alla vita.

Sai cosa c’è oltre il muro?

Molti sono i muri psicologici che si sono alzati durante questo periodo, ma non si possono misurare in chilometri.

Eppure gli effetti si vedono: popolazioni disposte a farsi trattare come prigionieri senza questionare, famiglie che hanno il timore di uscire dal paese perché non vedono oltre quel muro, non riescono a vedere una vita migliore.

La verità è che molti non sanno neanche cosa c’è oltre quel muro.
E l’incertezza oggi soprattutto fa paura.
Le persone sono stufe di false promesse, di dubbi e di incertezze, i governi e la scienza ne hanno date fin troppe.

Ma questo è qualcosa che possiamo fare solo noi.
Decidere cosa c’è oltre quel muro e prenderci 100% la responsabilità di questa incertezza – a prescindere da cosa gridano i media e i governi là fuori.

Ricorda: nessun impero è mai diventato prospero alzando muri.

Chi ha paura alza le barriere. Chi ha già vinto non ne ha bisogno.

Che queste barriere crollando facciano entrare il dubbio, la domanda, il coraggio e la forza di pensare ad espandersi – sempre.

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