L’altro giorno abbiamo parlato del discorso illuminante del Dott. Speciani e avevo promesso lo sviluppo di questo discorso per un’attività da fare insieme a chi ami ad agosto, oltre altri spunti interessanti. Iniziamo.

A che serve la storia se è falsa?

Anni fa mia figlia Artkoea mi disse che era rimasta sconcertata quando, durante un breve periodo scolastico che avevano deciso di fare in Italia, la sua professoressa disse una cosa sulla storia. Durante la lezione, prese il libro in mano, tirò su gli occhiali e disse: “la storia è una scienza”. Quello era per lei un concetto chiave. Peccato, pensava anche lei.

Non solo la storia è una narrazione ed è impossibile che non muti nel tempo come viene raccontata, ma per di più chiamarla scienza è spogliarla del suo potere narrativo. 

Della sua emotività. Della forza di chi ha vinto di scrivere i fatti. Dell’audacia degli scopritori di riscriverla e degli archeologi di ribaltarla. Dell’imprevedibilità, degli errori e di tutte le possibilità ancora mai scoperte e valutate che rendono così affascinante la storia agli occhi degli esploratori e degli studiosi. 

La storia non è una scienza nel termine comune della parola. Peccato che il sistema scolastico e la narrazione moderna della società mettano in un angolo la storia, le emozioni e gli errori in favore della sicurezza, della scienza e della razionalità.

Allora che senso ha studiarla?

Ne parlavo l’altro giorno con mio figlio, Toark, che mi fece proprio questa domanda in seguito alla discussione su come molti fatti storici “assodati” siano, in realtà, falsi. E non smascherati da qualche sito oscuro online, ma scritti dagli studiosi e anche dal pensiero mainstream nei libri. Solo che (essendo che costa ristampare) gli aggiornamenti non finiscono nei libri di scuola e nessuno riprenderà magari mai più in mano un libro sul nazismo, la seconda guerra mondiale o l’antico Egitto amenochè diventi uno “studioso”.

Dalle piramidi datate al 10.000 a.C al posto del 3.000 o Hitler che non è mai morto nel Bunker, fino al finto atterraggio sulla Luna per una gara con la Russia, Tutankhamon che è stato un pessimo faraone che non ha mai vinto una battaglia (ed è morto a 19 anni circa) o l’aereo che non ha mai colpito le torri gemelle.
Tutte narrazioni riscritte.

Ma se tutto è narrazione, allora cosa ci serve?
Ecco, attenzione a non mettere in disparte la narrazione come se fosse meno potente dei fatti.
Ci serve per due motivi:

  1. Anche sull’inventato c’è sempre un fondo di verità

C’è sempre una chiave su cui elaborano le narrazioni: dai draghi, le colonne d’Ercole e i lupi mannari fino ai miti moderni o le notizie del mainstream. Scoprire quale sia la chiave di verità è il nostro compito. Richiede molta flessibilità prendere in considerazione più opzioni. Non aver mai visto un unicorno non significa che possiamo provare che non esiste. Significa solo che non ne abbiamo mai visto uno.

  1. Siamo sempre stati guidati dalla narrazione

Lisa Cron ce lo dice chiaro e tondo in Story or Die: la narrazione è una questione di sopravvivenza. Ascoltare una storia significava spesso superare la linea fra la vita e la morte indenni. Quindi la narrazione è quella che ci ha permesso non solo sopravvivere, ma evolverci, creare comunità, stati, città, personalità, credenze, arti e praticamente tutto ciò che ci circonda. Ecco perché una storia ci emoziona mentre una lista di fatti ci fa addormentare. Nella storia è intrinseca una matrice di azione, pensiero e comportamento tutte insieme come un software di programmazione.

Perdere la narrazione significa morire (ma anche non cambiarla)

Il cambiamento è pauroso, il domani non esiste, quindi è un vuoto che spaventa.

Pensa alla tua vita: su cosa basi le tue credenze, la credenza della tua personalità, la ragione per cui ti svegli la mattina?
Sulla flessibilità di rinascere ogni giorno con nuovi concetti e con la capacità di spogliarti da pregiudizi?
O rimpolpando i ricordi e le credenze sul mondo e la tua persona, che siano create da te o da altri?

Ovviamente (come puoi immaginare) la maggior parte delle persone usa, spesso senza saperlo, la seconda opzione.
Secondo te come mai le persone litigano e gli stati vanno in guerra?
Per la pace o per migliorare il mondo?
O per difendere le proprie credenze, garantire la memoria e rassicurare l’ego?

Se la storia fa la differenza fra vita e morte, allora difenderla con la propria vita e tramandarla è una capacità essenziale della nostra evoluzione e sopravvivenza.

In che narrazione vivi?

La narrazione è ovviamente ovunque: dalla scuola, la famiglia, il paese, la città, la cultura, gli amici, i genitori e così via.
Per capire qual è la tua narrazione basta che pensi a come agisci: quando vedi le cose in modo diverso, agisci in modo diverso.
Ad esempio, se credi in più vite e nella reincarnazione potresti essere comunque felice di vivere una vita in cui magari viaggi di meno ma riprendi contatto con la terra e vivi in un posto più isolato per non aggregarti alla follia dei governi di questo momento.

Se invece pensi che si nasce tabula rasa e con una vita sola allora potresti soffrire e pensare che questa vita sola non è come la vorresti. 

La narrazione è il tessuto dove, grazie alla memoria, si diffonde la nostra vita, come Penelope che continua a tessere in attesa del ritorno di Ulisse.

Stai davvero perdendo l’essenziale con un Green Pass?

Ciò che ho trovato bellissimo del discorso del Dott. Speciani è come ci dice che siamo vivi.
Che continuiamo a vivere. Che possiamo continuare a farlo.
Ovviamente io sono parzialmente in accordo sul discorso del bullo che si rimette al suo posto con l’indifferenza: bisogna anche sapere quando attaccare.

Ma pensa a Gandhi: con la non violenza che facevano, li uccidevano tutti?
O in Australia, quando hanno rifiutato il lockdown, che facevano, li ammazzavano o arrestavano tutti?
Pensa che in Italia ci sono 90.000 fra tutte le forze dell’ordine e i soldati. 

Pensi che bastino a fermare 60 milioni di persone? Certo che no.

“Lasciate che tirino giù il muro, noi ci spostiamo più in là, mentre altri piangeranno per la caduta di un muro che non serviva”

Pensaci. Davvero ti servono 7000 ristoranti e 400 palestre? i cinema? veramente?

Le persone si spaventano per un green pass che ti impedisce di andare al ristorante o in palestra?

Io sono enormemente grato di quello che ho potuto sperimentare, di quando vedo un bel film al cinema o un negozio interessante, ma mi rendo conto che non è la mia vita, è una narrazione di altri, che sia consumistica o capitalistica.

Hai mai visto una persona in fin di vita?

Se stai vicino ad una persona che sta morendo (io l’ho fatto molte volte con Joyke durante il nostro volontariato per i malati terminali di tumore), sai che cosa dicono le persone?
Cercano il blocchetto di assegni o più tempo per andare al ristorante?

Se hanno avuto una bella vita, cercano le persone che amano per avere più tempo con loro o chiedono più tempo per le persone o cercano desideri aulici.

Cercano gli aspetti più importanti della loro vita.

Il messaggio più bello di Speciani è che siamo vivi

Ti serve un Green Pass per le cose più importanti della tua vita?

Il fatto che con la info psico pandemia stai di più con le persone che ami,o che stai creando gruppi, o stai pensando all’autosufficienza (come nel nostro gruppo su Telegram) non è positivo? Pensa a tutto ciò che puoi cambiare in positivo.

Non è più importante fermarsi e parlare con i figli, progettare con la famiglia?

Al posto di guardare programmi serali, aspettare cibo pre-fatto dal ristorante o tornare uno dal lavoro ad un orario, l’altro dalla scuola, non vedersi e crescere distanti con i giorni.
Ci sono momenti per combattere e momenti per essere indifferenti.
Ci sono persone cattive e persone inconsapevoli.
Ma coltivare la tua vita ti rende inattaccabile.

Perchè dovresti vivere ancora 10 anni?

Immagina ci sia un Dio: perché dovrebbe darti altri 10 anni di vita o più?
Cosa vuoi fare? Li chiedi per prendere il Green Pass e andare in palestra?
Sono le palestre a decidere se ti alleni oppure no o tu che decidi cosa vuoi fare?
Cosa vuoi costruire davvero in 10 anni, chi vuoi coinvolgere, cosa vuoi fare?
Puoi passarli a leggere tutto quello che non puoi fare o usare la forza di questa indifferenza. Perchè ci vuole più forza a credere e gioire che ad essere tristi.
Giusto mettere anche a posto il cervello rettile: essere preparati rende tranquilli.

Ma dopo che lo hai fatto è ora di sviluppare il tuo potere.
Io non vedo l’ora di vederci dal vivo, con i nostri Ambassador (visto che riapriremo il nuovo Club a fine Agosto/inizio Settembre) e creare altri momenti straordinari.

Dopo eventi come Hero Camp, Zombie Apocalypse, i nostri Ambassador spesso mi dicono come le situazioni che si trovano ad affrontare gli scivolano addosso in paragone a ciò che hanno affrontato.

Ogni momento della nostra vita ci apre nuove opportunità.
Ad esempio io avrei voluto pensare anni fa all’area riservata quindi ringrazio la psico-info-pandemia perché non ci avevo pensato prima e invece grazie a questo periodo l’ho creata.

Avanti con questo mese di Agosto con una forte spinta energetica.
Pensa ai tuoi prossimi 10 anni: come progetti il tuo futuro?
Porta attenzione sulla vita.

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