Perché mai dovrebbe essere così importante trovare la propria nicchia di mercato?
Dopotutto un’azienda può anche operare senza-  quelle poche che fanno centro e si assicurano un futuro solido e prospero sono delle eccezioni.

Non siamo tutti superstar

Certo, prima, le aziende con una forte di nicchia di mercato venivano viste come superstar, come divinità del marketing e modelli d’esempio, ma con dimensioni o talenti fuori dal livello comune delle aziende. Come, insomma, degli unicorni.
Prendiamo i cataloghi IKEA: belli, ma chi potrà mai essere come IKEA?
Ci limitiamo ad ammirare i capolavori senza esserne parte.
O le aziende che sono nuove, giovani e famose assieme alle startup che fanno il botto: lontane da molte delle realtà imprenditoriali italiane quotidiane.

Per essere loro, ci vuole un cambio di mentalità: con quella giusta anche un argomento noioso come le bollette diventa interessante (clicca sul link, è un esempio reale).

Ma oggi non è una questione di gloria

In tempi incerti come oggi non può più essere un vezzo avere una forte nicchia di mercato: i fenomeni del marketing hanno fatto da apripista in un’epoca sovrappopolata ma ora anche in crisi.

Andare online è semplice ma saperlo fare bene per niente.

Le persone comprano per affetto, emozione o impressione della marca e non solo per le caratteristiche, anche perché alcune sono complesse da mostrare.

Internet è zeppo fino all’orlo di merce, prodotti e servizi di tutti i tipi.
Ora nascono anche nuovi modi di fare alcune attività online che prima erano solo fisiche, togliendo anche qualche vantaggio alle attività locali.

La crisi ha spinto nell’angolo tutte le aziende che non stanno al passo, che hanno una mentalità previa ma si reggevano grazie ad un equilibrio precario, che erano troppo piccole per reggere lo scontro o che semplicemente per una casualità infelice sono state abbandonate dai clienti (vedi la birra Corona).

Il gioco si fa duro ma i problemi sono gli stessi (se non peggiorati)

Così il gioco si è fatto più duro, come un Mad Max aziendale, una vera lotta alla sopravvivenza in molti settori come quello della ristorazione, che ha sofferto perdite anche del 90%, assieme al noleggio auto, il turismo, le aziende di viaggi e anche i negozi e le attività locali.

Neanche quelle online se la passano per forza meglio: avere un sito non risolverà la mancanza di presenza e averne uno non significa essere presenti.

Ma dietro alle aziende, invece, ci sono sempre gli stessi problemi e le stesse persone, che hanno da mandare avanti la propria vita, la famiglia, che hanno le stesse emozioni se non più tese e nervose. Dietro alle aziende non è cambiato nulla, i bisogni sono gli stessi.
Ma davanti a loro lo scenario si è capovolto.

Quindi ci troviamo in un momento dove trovare la propria nicchia di mercato non è solo più un vezzo dedicato a superstar, aziende con voci forti come la Ceres, IKEA, Nen e la Diesel o enormi e con una schiera di affezionati come la Nutella.

Reinventarsi? Non è un privilegio

Tutti hanno avuto bisogno di reinventarsi: anche le aziende forti e con una grande idea che stavano già cavalcando: quell’onda si è spenta e ne hanno trovata un’altra, come ha fatto Airbnb con le esperienze.

Figurati allora chi non era Airbnb.

Mi sembra quindi di aver fatto il punto, anche se ci sarebbe da parlare ancora, citando spostamenti di potere (e quindi di mercato nel tempo) e di interessi, di nuovi strumenti finanziari, di situazioni politiche e di nuovi mercati che si aprono grazie al cambiamento geopolitico mondiale.

Distillare dal caos l’essenziale

Eppure in questo marasma di informazioni possiamo partire da un concetto semplice: cosa è la nicchia di mercato. Da qui possiamo capire se è profittevole e come distinguerci in modo da diventare una presenza forte e distinta.

Infatti ne parliamo anche stasera al webinar omaggio “Come scoprire la tua nicchia di mercato” dalle 21.00 alle 22.00. 
Con alcuni passi semplici puoi rendere il tuo tragitto dalla tua posizione alla tua nuova nicchia di mercato molto più semplice e duraturo nel medio-lungo termine, lasciando indietro il pensiero a breve termine che sta dando alle aziende l’illusione di salvarsi.

La situazione è cambiata e le aziende cambieranno di conseguenza.

Chi fa resistenza o si illude che tutto tornerà come prima sta solo rubando al tempo.

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